Clan Sparandeo: lavori, materiali e merce non pagati

Nel mirino anche la vicenda di un alloggio

Benevento.  

Lavori e materiali non pagati, la vicenda relativa ad un'abitazione. C'è questo ed altro, in un arco temporale che va da settembre 2016 a febbraio 2017, nell'inchiesta del pm della Dda Luigi Landolfi e dei carabinieri del Comando provinciale sannita sul clan Sparandeo.

Un'indagine che, come anticipato ieri sera, è ora conclusa. Ne sono rimasti coinvolti Corrado Sparandeo, 60 anni, Arturo Sparandeo, 34 anni, Antonio Calabrese, 57 anni, Veronica Citarella, 37 anni, Gabriele De Luca, 28 anni, Maria Intorcia, 43 anni, Carmine Morelli, 57 anni, Stanislao Musco, 40 anni, Floreano Santamaria, 54 anni, Mario Siciliano, 53 anni, Maurizio Zampino, 44 anni, tutti della città. Diverse le ipotesi di reato.

Per i due Sparandeo e Citarella quella dell'associazione per delinquere di stampo camorristico.

Per Arturo Sparandeo, Citarella, Intorcia e Santamaria un'ipotesi di falso, con l'aggravante del metodo mafioso, contestata rispetto ad una richiesta, depositata a fine 2016 a palazzo Mosti, per ospitalità temporanea presso un alloggio assegnato ad una anziana estranea ai fatti finiti nel mirino degli inquirenti. Il motivo? L'assistenza domiciliare alla pensionata.

Un'ipotesi di falso, sempre con la stessa aggravante, riguarda Calabrese, addetto all'ufficio protocollo del Comune di Benevento, al quale viene addebitato di aver attestato che l'assegnataria della casa, da qualche anno ricoverata presso una struttura di Molinara, aveva consegnato una dichiarazione di ospitalità temporanea.

Intorcia e Zampino vengono tirati in ballo perchè ritenuti responsabili di aver fornito informazioni false al pm, quando erano stati ascoltati, in riferimento ad alcuni incontri.

C'è poi il capitolo delle estorsioni, tutte con l'aggravante del metodo camorristico.

Il primo episodio chiama in causa Citarella, Corrado e Arturo Sparandeo ed è relativo al mancato pagamento al titolare di un'impresa edile della provincia di Napoli di un importo di 5mila euro per un intervento di ristrutturazione in una casa di via Quasimodo.

Per gli stessi tre e Siciliano viene poi prospettata un'estorsione della quale avrebbero fatto le spese dipendente e proprietario di una ditta di ceramica che non avrebbero incassato 6500 euro, il corrispettivo di rubinetteria e arredo bagno.

Stessa sorte per il titolare di una ditta di vernici e colori che sarebbe stato costretto a cedere materiale per un valore di 1000 euro. E' questo il versante per il quale sono stati tirati in ballo Morelli, Musco e i due Sparandeo.

Infine, De Luca e i due Sparandeo si sarebbero fatti consegnare 100 euro dal gestore di un pub. Difesi, tra gli altri, dagli avvocati Antonio Leone, Gabriele Nuzzi, Roberto Prozzo e Luigi Giuliano, gli indagati hanno ora venti giorni a disposizione per chiedere di essere interrogati o presentare memorie; scaduta questa fase, il Pm potrà procedere alla richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione.

Esp