Ha respinto ogni addebito, rimarcando la sua condizione di dipendenza dall'alcol che lo rende poco lucido. Assistito dall'avvocato Vittorio Fucci, si è difeso così Pompeo Masone, 52 anni, di San Giorgio del Sannio, comparso questa mattina dinanzi al gip Flavio Cusani, che aveva firmato nei suoi confronti un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Un provvedimento restrittivo adottato nell'indagine del procuratore aggiunto Giovanni Conzo, del sostituto Flavia Felaco e dei carabinieri su tre incendi d'auto registrati a Benevento tra novembre e dicembre 2017. Un'inchiesta basata anche sul contenuto di alcune intercettazioni ambientali nell'auto dell'indagato. Frasi che sarebbero state pronunciate mentre era da solo, attribuibili, a suo dire, allo stato in cui si trovava; dunque, parole in libertà pronunciate tra sé e sé.
Nel mirino degli inquirenti, come si ricorderà, sono finiti in particolare tre episodi: due risalgono al 29 novembre dello scorso anno. Quando il fuoco aveva attaccato, distruggendole, una Fiat 600 in via Lungosabato don Emilio Matarazzo e, sempre al Rione Libertà, in via Capasso Torre, una Lancia Y. A distanza di un mese, il 28 dicembre, l'altro rogo, stavolta a Pacevecchia, in via Dorso. Dove le fiamme avevano avvolto una Fiat Punto lasciata in sosta come le altre.
Secondo la prospettazione dell'accusa, in un caso Masone avrebbe incendiato la macchina di una persona per farsi consegnare 2.500 euro reclamati da anni; mentre in un altro avrebbe agito dopo una violenta discussione che avrebbe avuto con l'utilizzatore del veicolo.
Circostanze al centro di un'attività investigativa su un fenomeno che molto spesso, troppo, costella le notti sia in città, sia in più centri della provincia, e sul quale è inevitabilmente puntata l'attenzione della Procura e delle forze dell'ordine.
Esp
