C' è un indagato per la morte di Giovanni Parente, 83 anni, di Montesarchio, avvenuta alcuni giorni fa al Rummo, a distanza di due settimane dalle botte subite durante una rapina nella sua abitazione nel centro storico della cittadina caudina.
Si tratta di un 26enne di Benevento – è difeso dall'avvocato Federico Paolucci – che il sostituto procuratore Assunta Tillo, titolare dell'inchiesta affidata ai carabinieri della locale Compagnia, ha 'avvisato' in vista dell'autopsia che sarà eseguita venerdì da un medico legale in arrivo da Foggia.
Un atto dovuto, per consentire al giovane di nominare un consulente che partecipi all'esame, che dovrà stabilire cosa abbia provocato il decesso dell'anziano. Era in casa con la sorella, quella maledetta sera del 10 aprile, quando due banditi, nascosti da un passamontagna, avevano fatto irruzione. Giovanni era stato colpito alla testa, era caduto sul pavimento, dove era rimasto fino al momento in cui i soccorritori l'avevano trasportato in ospedale. Poi, il 25 aprile, il drammatico epilogo.
Immediato l'avvio dell'attività investigativa, complicata dall'assenza di testimoni, oltre alla familiare del malcapitato, anch'ella in là con gli anni, e dall'inefficienza delle telecamere. Resta da capire in che modo gli inquirenti, che procedono per omicidio, siano risaliti al 26enne di Benevento, e quale sia stato l'eventuale ruolo che potrebbe aver svolto in una vicenda terribile che – lo abbiamo ripetutamente sottolineato – ha richiamato alla memoria quella ambientata nel febbraio 2014 a San Giorgio del Sannio.
Ne aveva fatto le spese una 72enne, anche il suo cuore aveva smesso di battere per sempre dopo un raid nel suo appartamento. Una storia al centro di un nuovo processo d'appello dopo la pronuncia della Cassazione, che ha riqualificato l'accusa: non più quella di omicidio volontario, per il quale erano state condannate quattro persone, ma preterintenzionale.
Esp
