Quel corpo carbonizzato ed un 26enne scomparso da mercoledì

Le indagini sul rinvenimento dell'auto bruciata sul Taburno. Ascoltati i familiari del giovane

Benevento.  

E' possibile che quel corpo dilaniato dal fuoco, rinvenuto carbonizzato in una Fiat Punto sul monte Taburno sia di Valentino Improta, il 26enne di Montesarchio di cui non si hanno più notizie da mercoledì sera, quando si è allontanato a bordo di una macchina dello stesso tipo?

E' l'ipotesi maggiormente accreditata dagli inquirenti, impegnati a ricostruire un episodio agghiacciante che rimanda a modalità di stampo camorristico. Impossibile o quasi pensare a qualcosa di diverso da un omicidio e dalla scelta successiva di bruciare la macchina alla località Cepino.

Se è andata così, perchè? Gli interrogativi si moltiplicano, i dubbi sono tantissimi. A cominciare da quelli sull'identità della vittima. Se davvero si tratta del 26enne, diventa inevitabile il collegamento con quanto accaduto nelle scorso settimane. Con quella rapina compiuta il 10 aprile a Montesarchio nell'abitazione di due anziani – fratello e sorella ultraottantenni finiti nel mirino di due sconosciuti a volto coperto che si erano impadroniti di 350 euro – e la morte di Giovanni Parente, 83 anni, avvenuta due settimane dopo al Rummo, dove era stato ricoverato perchè, colpito alla testa, era caduto sul pavimento.

Valentino Improta, difeso dall'avvocato Federico Paolucci, aveva ricevuto un avviso di garanzia che il sostituto procuratore Assunta Tillo aveva firmato - come atto dovuto in un'indagine per concorso in rapina ed omicidio- per consentirgli di nominare un consulente di fiducia in vista dell'autopsia fissata per oggi pomeriggio.

Questa mattina era in programma l'udienza di conferimento dell'incarico ad un medico legale di Foggia che dovrà stabilire le cause del decesso del malcapitato, accertando se è stato provocato dalle conseguenze delle botte ricevute o da altro. Tutto è però stato rinviato al pomeriggio dopo il macabro ritrovamento, in mattinata, di quell'auto ferma in montagna, nei pressi di un'area pic-nic. Una circostanza che, aggiunta all'assenza di Valentino Improta, denunciata dai familiari, al black out sulla sua sorte – muto il telefonino-, ha nutrito il sospetto di un nesso tra i due momenti. 

L'attività investigativa, diretta dal procuratore Aldo Policastro, è condotta dai carabinieri della Compagnia di Montesarchio. Attenzione puntata su ogni minimo elemento che possa risultare utile a sbrogliare una matassa intricata, a individuare il 'filo rosso' tra le due vicende. Ascoltati a lungo i familiari del 26enne, con l'obiettivo di risalire ai rapporti che coltivava.

Il nome di Valentino Improta era già rimbalzato all'onore delle cronache nel dicembre 2014, quando i carabinieri lo avevano arrestato, al pari di un'altra persona, con l'accusa di aver compiuto, il 1 settembre, una rapina in una tabaccheria di Campoli Monte Taburno. Si tratta di una vicenda per la quale il giovane era stato condannato con rito abbreviato a 2 anni – uno in più per un 36enne di Montesarchio – dal gup Flavio Cusani. La sentenza risale al 3 febbraio 2016, il giudice l'aveva pronunciata dopo il risarcimento dei danni, prima annunciato e poi portato a termine dagli imputati, in favore della vittima. Nella stessa occasione erano anche state revocate le misure alle quali erano sottoposti: obbligo di firma per Improta, di dimora per l'altro. Era stato il 36enne, secondo la ricostruzione che gli inquirenti avevano fatto di un colpo concluso con un bottino di 3mila euro, a fare irruzione nella rivendita. Armato di pistola, aveva minacciato il titolare e si era fatto consegnare i soldi. Impronta era rimasto all'esterno, entrambi erano poi fuggiti in sella ad uno scooter.

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