Molto preoccupato. Appariva così, a chi lo conosce e gli vuole bene, Valentino Improta, il 26enne di Montesarchio di cui non si hanno più notizie da mercoledì sera, e il cui corpo – in attesa dell'esame del Dna – potrebbe essere quello, carbonizzato, rinvenuto ieri mattina sul monte Taburno, in una Fiat Punto intestata alla madre. Se davvero lo era, perchè era preoccupato?
Come più volte ricordato, nei giorni scorsi il giovane era stato destinatario di un avviso di garanzia che il sostituto procuratore Assunta Tillo gli aveva spedito nell'indagine sulla rapina compiuta a Montesarchio, lo scorso 10 aprile, nell'abitazione di due anziani, uno dei quali – Giovanni Parente, 83 anni- era morto a distanza di due settimane all'ospedale Rummo, dove era stato ricoverato dopo un colpo alla testa che lo aveva fatto cadere sul pavimento.
Un atto dovuto, quello del Pm, in vista dell'autopsia della vittima, così da consentire ad Improta, difeso dall'avvocato Federico Paolucci, di nominare un proprio consulente. Una facoltà che aveva deciso di esercitare in pieno, scegliendo il dottore Carlo De Rosa, che avrebbe dovuto prendere parte all'esame, affidato al medico legale Stefania Bello.
COSA LO PREOCCUPAVA?
E' per il timore di essere rimasto impigliato in quella inchiesta, che avrebbe eventualmente dovuto prospettare un suo presunto ruolo nel colpo, che Valentino Improta aveva perso la sua serenità? Possibile, nulla può essere escluso anche rispetto ad un'attività investigativa che, però, avrebbe innanzitutto dovuto stabilire l'esistenza di un nesso tra il raid ed il successivo decesso del malcapitato. Una cosa è una rapina, un'altra un omicidio preterintenzionale. Se non è così, allora cosa lo preoccupava? Vero è che la banalità del male, anche quello più feroce, è molto spesso sottesa da implicazioni che sfuggono alla logica e si incistano in contesti del tutto particolari, nei quali è trascurato il calcolo 'a freddo' delle conseguenze.
Valentino aveva combinato qualcosa che non doveva fare, pestando piedi che non avrebbe neanche dovuto sfiorare, oppure si era mosso con scarsa prudenza, o magari eccessiva sicurezza, nell'affrontare, con altri, ammesso che ne sapesse qualcosa, il capitolo delle eventuali ripercussioni che quella rapina avrebbe potuto avere?
L'INDAGINE
Sono gli interrogativi ai quali prova a dare una risposta l'inchiesta del procuratore Aldo Policastro, della dottoressa Tillo e dei carabinieri. Sono alle prese con un mosaico che dovrà essere composto avendo a disposizione tutti i tasselli: da quelli di natura scientifica, che sgombreranno il campo da ogni mistero sull'identità, a quelli legati al traffico telefonico, ai rapporti del 26enne. Il lavoro degli inquirenti è andato avanti fin nel cuore della notte, scandito da alcune perquisizioni e dall'escussione di più persone, compresi i genitori e la compagna di Valentino.
Tanti i punti da chiarire: quel volto irriconoscibile, scoperto sul lato guida della Punto, è stato ucciso altrove e poi trasportato alla località Cepino di Cautano, dove la macchina è stata bruciata, oppure l'efferatezza è stata consumata tutta, con modalità camorristiche, in quella zona di montagna, meta di pic nic, raggiunta per evitare occhi indiscreti su un possibile appuntamento? Un mare di dubbi e due sole certezze: un uomo divorato dal fuoco e Valentino scomparso.
Esp
