Quando il gip del Tribunale di Napoli Luca Della Ragione, dinanzi al quale è comparso, nel carcere di Secondigliano, per rogatoria della collega di Benevento, Maria Ilaria Romano, gli ha chiesto cosa avesse da dire rispetto alle accuse che gli sono state contestate, Paolo Spitaletta, 49 anni, di Tocco Caudio, ha impiegato pochi minuti per respingerle tutte.
Difeso dall'avvocato Enza Falco, ha dichiarato la sua estraneità alla vicenda, fornendo una serie di elementi, per la quale martedì scorso è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Montesarchio e del Nucleo investigativo. A suo carico un'ordinanza di custodia cautelare, che la difesa impugnerà davanti al Riesame, firmata dalla dottoressa Romano nell'indagine del sostituto procuratore Assunta Tillo sulla rapina compiuta il 10 aprile, a Montesarchio, nell'abitazione di due fratelli: un 83enne e una 85enne. Lui, Giovanni Parente, era morto a distanza di due settimane al Rummo, dove era stato ricoverato dopo essere stato colpito al volto da un pugno, finendo con la testa contro un muro e poi sul pavimento.
Per Spitaletta gli addebiti di rapina e omicidio preterintenzionale, in concorso con Valentino Improta, 26 anni, di Montesarchio, scomparso dallo scorso 2 maggio, e che, in attesa dell'ufficialità del Dna, è “altamente probabile” sia la persona rinvenuta carbonizzata il 4 maggio, sul monte Taburno, in una Fiat Punto, intestata alla madre del giovane, ferma alla località Cepino di Tocco Caudio, nelle vicinanze di un'area pic-nic.
Come più volte ricordato, dopo aver compiuto la rapina, i due – secondo gli inquirenti - sarebbero fuggiti con l'Alfa 147 di Spitaletta che sarebbe però rimasta impantanata nella parte alta di Campoli Monte del Taburno. Di qui la richiesta di aiuto ad una persona, legata da vincoli di parentela a Improta, che aveva successivamente raccontato la circostanza ai militari, spiegando che in quell'occasione il 26enne gli aveva confidato il suo coinvolgimeno e quello del 49enne nell'incursione in casa dei due malcapitati.
Un'inchiesta supportata dall'analisi dei tabulati telefonici e del traffico veicolare, e dalle intercettazioni, dalla quale sarebbe emerso un incontro in cui Improta, “preoccupato”, avrebbe informato Spitaletta di aver ricevuto un avviso di garanzia – gli era stato spedito, per consentirgli di nominare un consulente, in vista dell'autopsia dell'83enne – e di aver “bisogno di denaro per spese conseguenti al procedimento avviato”. L'incarico per l'affidamento dell'incarico al medico legale scelto dal Pm era in programma il 4 maggio: il giorno in cui era stata ritrovata la macchina bruciata sul Taburno. Un giorno e mezzo dopo la sparizione di Improta, uscito di casa e non più rientrato.
Esp
