"Gli demmo busta con soldi, codice fiscale e carta identità"

Promessa di assunzioni alla Maugeri, in aula tre parti offese

Benevento.  

Lui avrebbe fatto il giardiniere, la moglie sarebbe stata invece impiegata nel settore amministrativo. E un ruolo, rimasto però indistinto, sarebbe toccato anche al papà di lei. Insomma, un posto a tempo indeterminato per tutti. Un miraggio per tutti. I termini di una storia che racconta da una parte la disperata richiesta di lavoro e, dall'altra, il ricorso alla 'scorciatoia', alla strada più semplice che si spera di percorrere.

“Abbiamo messo i soldi – 8mila euro -, il codice fiscale e la carta d'identità in una busta che abbiamo consegnato al dottore Massini nel suo ufficio alla “Maugeri”, ha spiegato al giudice Andrea Loffredo una delle venticinque parti offese (ne sono state ascoltate tre, di una quarta sono state acquisite le dichiarazioni) nel processo a carico di Riccardo Massini (avvocato Gabriele Nuzzi), 65 anni, medico, di Telese Terme, e Giuseppe Varesi (avvocato Marcello D'Auria), 56 anni, di Foglianise, impiegato.

Si tratta delle due persone, da mesi in libertà che il 12 luglio dello scorso anno erano finite agli arresti domiciliari nell'inchiesta del sostituto procuratore Francesca Saccone e dei carabinieri del Nas di Salerno sulla promessa di assunzioni, in cambio di denaro, alla clinica Maugeri di Telese Terme, estranea all'intera vicenda.

“In compagnia di mia moglie e mio suocero, ho incontrato Massini – ha proseguito – in due occasioni: nella prima gli sono stati dati i soldi che sarebbero serviti per farci frequentare corsi e master, nell'altra, a distanza di due-tre mesi, poiché non c'erano state novità, ci informò che da quel momento in poi dovevamo far riferimento ad un certo Giuseppe, che avrebbe gestito la seconda fase dell'operazione. Aggiunse che si trattava di un impiegato della Maugeri, di un suo collaboratore, al quale avremmo dovuto consegnare alcuni moduli, con il timbro della Regione, che lui ci fornì, e che dovevamo compilare... Disse che aveva amicizie importanti alla Regione, che non ci sarebbero stati problemi”.

Nessun riferimento diretto a Varesi, solo la descrizione di un uomo, “della zona tra Vitulano e Torrecuso, che giunse a bordo di una “Mercedes allo svincolo di Solopaca, dove ci incontrammo. Ci tranquillizzò, gli demmo quei documenti e lui ci annunciò che dopo un mese tutto si sarebbe sbloccato...”. E quando l'avvocato D'Auria, difensore di Varesi, gli ha chiesto come mai “non avesse riferito ai carabinieri, nel marzo 2017, di questo incontro con Giuseppe”, il teste ha replicato che “in quel momento gli era sfuggito”. Mentre all'avvocato Nuzzi, che ha insistito perchè precisasse il motivo per il quale gli era “stato indicato Giuseppe”, ha risposto che “Massini non sapeva più come giustificarci, noi lo assillavamo con le domande...”.

Il processo proseguirà il 14 giugno, con l'incarico per la trascrizione delle intercettazioni e di alcune registrazioni, e, poi, il 18 ottobre ed il 17 dicembre.

Come più volte ricordato, nel mirino dell'inchiesta ci sono 185mila euro che sarebbero stati sborsati per assicurarsi un lavoro presso la Maugeri. Una prospettiva che non si era mai concretizzata, alimentata, secondo l'accusa, millantando amicizie importanti alla Regione Campania, da remunerare per l'interessamento, e con falsi colloqui, falsi documenti inviati a Napoli, false determine dirigenziali di immissione nel ruolo e di convocazione dei candidati.

Oltre che i due imputati, il provvedimento cautelare del gip Loredana Camerlengo aveva riguardato, all'epoca, anche Elodia Lina Zarrelli (avvocato Antonio Di Santo), 47 anni, di Cerreto Sannita, infermiera, poi tornata in libertà dopo l'interrogatorio di garanzia.

Le parti civili sono rappresentate dagli avvocati Giuseppe Maturo, Giuseppe Francesco Massarelli, Alessandro Tanzillo, Maria Rosaria Di Nuzzo, Alessia Tuccillo e Rosanna Mazzeo.

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