Che non sia un capitolo semplice, è fin troppo banale sottolinearlo in tempi nei quali sembrano prevalere pulsioni orientate dalla logica della giustizia sommaria, del fai da te. Ecco perchè quello della riconciliazione tra l'autore di un reato e chi ne ha subito le conseguenze è un argomento che non incrocia certo il favore di un'opinione pubblica che, complice anche certe rappresentazioni mediatiche, guarda da tutt'altra parte.
Parlarne, poi, nella giornata della memoria, dedicata a chi ha perso la vita, per mano della criminalità organizzata, nelle stragi di Capaci e via D'Amelio, e non solo, appare quasi un azzardo. Solo in apparenza, però, perchè l'idea di una pena che offra anche una possibilità di riscatto è insita nella nostra Costituzione. La Carta che in questi giorni ciascuno pretende di piegare alla propria faziosità. Come è possibile, allora, mettere in relazione sanzione e riparazione del danno?
E' il tema del convegno che si è tenuto questo pomeriggio al Teatro San Vittorino, moderato da Francesca Ghidini. Ad aprirlo è stato il procuratore di Benevento Aldo Policastro, per il quale “la memoria diventa importante”, e non sterile commemorazione, “se si traduce nel coraggio del presente, facendo ciascuno il proprio dovere. L'antimafia non è solo dei magistrati e delle forze dell'ordine, ma della collettività”. Una riflessione, quella del 'numero uno' dell'ufficio inquirente sannita, che è diventata ancora più complessiva quando è stata evocata la necessità, alla luce della recente sentenza sulla trattativa tra Stato e mafia, di “una commissione parlamentare che faccia piena luce sulla vicenda”. Perchè “abbiamo bisogno di una verità intera, non di pezzi di verità, perchè contro le mafie servono civiltà e democrazia”. Binari lungo i quali deve correre un “lavoro che dia senso alla pena, consentendo a chi la sconta di riprendere una strada. Perchè, quando la prospettiva si concretizza, la “recidiva si riduce”.
Il prefetto Paola Galeone ha evidenziato il ruolo che la scuola deve svolgere nella “diffusione dei valori della legalità”, mentre il presidente del Tribunale, Marilisa Rinaldi, ha rimarcato che la “memoria ha un senso se realizza un impegno ininterrotto contro le mafie, senza rassegnarsi alla loro invincibilità”, ed ha indicato nello studio e nella cultura “l'antidoto alla paura e al pregiudizio”. Come quello che aleggia sulla giustizia riparativa, che “non è debole: non esclude la punizione e include la cura. Colui che ha sbagliato, deve essere consapevole di ciò che ha combinato e provare a reinserirsi”.
Gerardo Giuliano, presidente della sezione di Benevento dell'Associazione nazionale magistrati, ha definito “fondamentale, per un futuro migliore, pensare a ciò che è stato fatto”, Filippo de’ Rossi, rettore dell’Unisannio, e Giuseppe Ilario, direttore del Conservatorio “Nicola Sala”, hanno insistito sull'importanza della formazione dei giovani. Per Riccardo Fuzio, procuratore generale presso la Corte di Cassazione,”vanno rilanciati con forza alcuni richiami della Costituzione che impongono dei doveri, va riagganciata l'attività della memoria ad uno sforzo che ci faccia conoscere il passato”. Dal canto suo, Luigi Riello, procuratore generale presso la Corte d’appello di Napoli, si è detto convinto che il “modo migliore per onorare le vittime è metterle al centro della nostra attenzione, evitando che diventino vittime del processo”.
Raffaele Piccirillo, capo Dipartimento per gli Affari penali del Ministero della Giustizia, ha puntato il dito contro il giustizialismo, “fatto entrare nella giustizia e nella sanità, come declinazione del populismo: una forma di pensiero magico che offre risposte facili senza preoccuparsi della complessità dei problemi”. Il carcere – ha aggiunto - “è una soluzione pragmaticamente inefficace”, non è vero che “l'unico modo per tutelare le vittime è togliere qualche diritto all'indagato e all'imputato”. Per padre Francesco Occhetta, della rivista Civiltà cattolica, “le carceri non possono essere una discarica sociale, la giustizia riparativa non significa alleviare la pena, che viene umanizzata perchè fa diventare una persona, nel contttao con la vittima, chi ha commesso un delitto”.
E' quanto capitato a Bruno Vallefuoco, papà di un ragazzo vittima innocente, che ha raccontato l'incontro con un uomo coinvolto nell'omicidio del figlio (“Pianse sulla mia spalla”). Le conclusioni dell'appuntamento- scandito dall'esecuzione di brani di Bach e Vivaldi affidata agli allievi del 'Nicola Sala' con il docente Luca Signorini - sono state curate dal procuratore aggiunto di Benevento, Giovanni Conzo, che, ancorandole a tre diversi momenti – gli interrogatori, quando era alla Dda, di Carmine Alfieri e Domenico Bidognetti, il modello offerto da un ex arsenale che a Torino è stato adibito all'accoglienza- ha affermato che “tutti possono commettere un reato, ma tutti devono avere la possibilità di ripartire”. Peccato per l'assenza di Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale antimafia, e Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm. Hanno inviato un messaggio, anche questo è servito.
Esp
