Mani sulla città, scocca l'ora delle prescrizioni

Appalti del Comune, in aula come teste l'architetto Castracane. Dichiarazioni di Damiano

Benevento.  


Cominciamo... dal futuro prossimo. Dal 14 giugno, quando, su sollecitazione arrivata questa mattina dal Tribunale (presidente Fallarino, a latere Rotili e Telaro), le parti dovranno avanzare le loro richieste per i reati per i quali è già maturata la prescrizione, alla quale, se lo vorranno, gli interessati potranno comunque rinunciare.

Un dato non di poco conto nell'economia del dibattimento, perchè da un lato ufficializzerà, ammesso che ce ne fosse bisogno, il ruolo giocato – purtroppo o finalmente, dipende dai legittimi punti di vista – dal trascorrere del tempo, e dall'altro consentirà di accantonare alcune posizioni – totalmente o parzialmente – e di snellire la lista dei testimoni– siamo ancora a quelli dell'accusa-, o comunque le vicende sulle quali invitarli a riferire, da ascoltare nel processo denominato Mani sulla città, nato da un'inchiesta del sostituto procuratore Antonio Clemente e della digos su appalti e forniture di beni e servizi di Palazzo Mosti.

Assente uno dei consulenti del pm Maria Scamarcio, nell'udienza di oggi è comparso in aula l'architetto Vincenzo Castracane, chiamato in causa come funzionario del Settore lavori pubblici. Nel mirino delle domande poste dalla rappresentante della pubblica acccusa, dall'avvocato Valeria Crudo (per il Comune, parte civile) e, per la difesa, dagli avvocati Roberto Prozzo, Angelo Leone, Sergio Rando e Grazia Luongo, le presunte pressioni che avrebbe subito da Aldo Damiano, uno dei quarantotto imputati, perchè firmasse il collaudo del Parco archeologico di contrada Cellarulo in assenza degli atti contabili.

Il professionista ha escluso toni minacciosi ed ha fatto riferimento ad alcuni incontri che avrebbe avuto fino all'estate del 2010, nel corso dei quali Damiano l'avrebbe invitato a procedere. “Se non lo sai fare, mi spiegò, facciamolo fare a qualcuno che ti sta vicino – ha sottolineato Castracane -, ma non mi ha mai detto che altrimenti me ne sarei dovuto andare...”. Una circostanza, quella del trasferimento, che si era verificata un anno più tardi, nell'agosto 2011.

Affermazioni immediatamente rintuzzate, attraverso una dichiarazione spontanea, da Damiano, che ha precisato di non aver mai discusso con Castracane nel periodo in cui era stato assessore ai Lavori pubblici, e di “non aver mai saputo che fosse stato dato a lui, che non ha mai peraltro fatto richiesta di atti al Rup, l'incarico di collaudatore”. E ancora: “Quando il Parco fu inaugurato nel luglio 2010, non ero a conoscenza che non fosse stato collaudato – ha aggiunto -. Le sollecitazioni politiche erano solo legate alla necessità che l'intervento fosse completato...”.

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