Annullato dal Riesame il sequestro di sei impianti eolici

I sigilli erano scattati un mese fa tra Casalduni, Campolattaro e Pontelandolfo

Benevento.  

Era già accaduto nell'ottobre dello scorso anno, anche stavolta l'epilogo è stato identico. Annullato dal Riesame il sequestro preventivo dei 6 impianti eolici ubicati tra Casalduni (località “San Fortunato”), Campolattaro (località “Colle Serra” e “Zingara Morta”) e Pontelandolfo (località “Malepara”, “Masseria Calabrese” e “Saraceno”).

Il collegio del Tribunale (presidente Fallarino, a latere Rotili eTelaro) ha dunque accolto il ricorso presentato dagli avvocati Angelo Leone, Orazio Abbamonte, Paolo Dell'Anno e Paolo Corti, che assistono Gaetano Rosiello, Alberico Laudadio e Assunta Fagnilli,, amministratori e legali rappresentanti delle società proprietarie.

Il provvedimento, emesso dal Gip su richiesta della Procura, era stato eseguito circa un mese fa dalla guardia di finanza in un'inchiesta nella quale sono prospettate le ipotesi di reato di lesioni personali, disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, getto pericoloso di cose, nonché per la violazione delle disposizioni previste dalla normativa di settore vigente in materia di: inquinamento acustico, edilizia, conservazione degli habitat naturali e semi-naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche, beni culturali e paesaggio, ambiente, autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili e promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili.

In una nota a firma del Procuratore Aldo Policastroera stato ricordato che “le relazioni geologiche presentate anche in sede di conferenza di servizi per il rilascio delle autorizzazioni non rispondevano agli standard tecnici previsti dalle linee guide predisposte a seguito del D.M. 14 gennaio 2008 così come non appare completamente conforme la procedura di valutazione dell’impatto acustico effettuate dalle amministrazioni competenti. Inoltre, va rilevato che in corso d’opera erano state presentate varianti ritenute non sostanziali, sebbene, al contrario, abbiano comportato un incremento dimensionale delle opere in termini di maggiore altezza cui non ha fatto seguito adeguata verifica strumentale certificata”.

Per questi motivi, “sussistendo il pericolo che la libera disponibilità delle opere già terminate e funzionati potesse aggravare o comunque protrarre le conseguenze delle condotte delittuose”, era scattato, dopo quello del settembre 2017, poi annullato, il nuovo sequestro.

Secondo gli inquirenti, “la costruzione e l’esercizio degli impianti è avvenuta sulla base di Autorizzazioni uniche ex art. 12 D.Lgs. 387/2003 ritenute illegittime in quanto rilasciate dalla Provincia di Benevento in assenza dei preventivi pareri e valutazioni obbligatorie da parte degli Enti preposti (valutazione di impatto acustico, di impatto ambientale, del rispetto della distanza minima dai centri abitati e del rischio di incidenti di natura meccanica ed elettrico),nonché sulla base di documentazione progettuale carente e di relazioni geologiche non rispondenti agli standard tecnici minimi, ricadendo le località sopra indicate in aree sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico e ambientale”.

In particolare, “gli aerogeneratori sarebbero stati realizzati rispettivamente all’interno: di un’area “buffer” posta a tutela della ZPS (zona di protezione speciale) relativa all’invaso del fiume Tammaro in corrispondenza della diga di Campolattaro (codice ZPS IT8020015), con oasi di protezione avifauna del WWF; di un’area posta a tutela dell’area SIC (sito di interesse comunitario) delle pendici meridionali del Monte Mutria (codice SIC IT802000 9), costituenti siti appartenenti alla Rete Natura 2000; di “aree contermini” a quelle sottoposte a tutela ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004 quali il Torrente Lente, le aree boschive, la Torre Longobarda ed il centro storico di Pontelandolfo (come individuato con D.M. del 5.04.1973) nonché il contiguo monumento ai Sanniti Pentri”.

Nel territorio di Pontelandolfo, invece, “gli interventi sarebbero stati realizzati in una zona del territorio densamente antropizzata, tra numerose abitazioni, luoghi abituali di lavoro e 'borghi', costituiti da raggruppamenti di modeste e antiche case definite dal PRG del Comune di Pontelandolfo come “nuclei e complessi rurali di valore storico ed ambientale soggetti a conservazione” (zona Ar).

Esp