Condanna per rapina, vìola domiciliari: arrestato ex vigilante

Fermato dai carabinieri Ciro Barometro. Per lui 2 anni, con rito abbreviato, per colpo alle Poste

Benevento.  

E pensare che ieri l'altro aveva ottenuto anche l'autorizzazione a recarsi al lavoro. Avrebbe potuto farlo da lunedì, ma questa mattina lo hanno arrestato per evasione. I carabinieri del Nucleo radiomobile lo hanno sorpreso mentre se ne andava in giro con l'auto della moglie.

Non avrebbe potuto farlo, perchè sottoposto ai domiciliari, Ciro Barometro, 50 anni, l'ex guardia giurata - origini napoletane ma da tempo residente a Benevento- che la Squadra mobile aveva sottoposto a fermo di polizia giudiziaria, il 17 giugno del 2017, per la rapina compiuta il giorno prima all'interno dell'agenzia delle Poste al viale dei Rettori. Dove, come si ricorderà, un uomo – occhiali a specchio sul volto e cappellino in testa – aveva estratto una pistola e si era fatto consegnare il denaro – 20mila euro – destinato al postamat. Un colpo compiuto all'ora di pranzo, mentre erano in corso le operazioni di caricamento dell'erogatore automatico di banconote prima della chiusura dell'ufficio, durante il quale una impiegata si era sentita male per la paura.

Una rapina per la quale Barometro, difeso dall'avvocato Angelo Leone, è stato condannato con rito abbreviato, lo scorso 29 gennaio, a 2 anni. All'epoca era finito nel carcere di contrada Capodimonte, che aveva poi lasciato quando per lui era stata disposta una misura meno afflittiva -gli arresti in casa- che ora è accusato di aver violato. Su disposizione del Pm di turno, è stato riaccompagnato presso la sua abitazione, ancora ai domiciliari.

All'ex dipendente di un istituto di vigilanza, per il quale aveva prestato servizio al Rummo ed all'Asl, gli agenti della Mobile, che già lo conoscevano, erano risaliti, come si ricorderà, attraverso le immagini delle telecamere. La loro attenzione era stata subito catturata dai fotogrammi relativi all'auto con la quale l'autore dell'irruzione era fuggito con il bottino. Punto di partenza di un'attività investigativa sfociata nell'acquisizione di una serie di elementi – tra i quali il riconoscimento delle vittime - che avevano consentito di individuarlo come il responsabile dell'accaduto. Un sospetto corroborato anche dal rinvenimento nella sua abitazione, durante una perquisizione, di 12mila euro, oltre la metà del bottino.

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