Clan Sparandeo: otto a giudizio, tre prosciolti

Indagine della Dda: Non doversi procedere per Siciliano, Calabrese e Citarella

Benevento.  

Otto rinvii a giudizio e tre proscioglimenti sono stati decisi dal Gup del Tribunale di Napoli, Ferrigno, nell'indagine della Dda e dei carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Benevento sul clan Sparandeo.

Il non doversi procedere è scattato per Mario Siciliano (avvocato Luigi Giuliano), 54 anni, Antonio Calabrese (avvocato Alberto Mignone), 58 anni e per Veronica Citarella (avvocato Antonio Leone), 38 anni, tutti di Benevento.

Dovranno invece affrontare il processo, che partirà l'11 settembre dinanzi al Primo Collegio del Tribunale sannita, Corrado Sparandeo, 61 anni, Arturo Sparandeo, 35 anni, Gabriele De Luca, 29 anni, Maria Intorcia, 44 anni, Carmine Morelli, 58 anni, Stanislao Musco, 41 anni, Floreano Santamaria, 55 anni e Maurizio Zampino, 45 anni, anche loro della città, difesi dagli avvocati: Antonio Leone, Gabriele Nuzzi, Gerardo Giorgione e Antonio Bruno Romano.

Diverse le accuse e le posizioni. I fatti risalgono al periodo che va dal settembre 2016 a febbraio 2017.

Ai due Sparandeo (e a Citarella, prosciolta) viene contestata l'associazione per delinquere di stampo camorristico, ad Arturo Sparandeo, Intorcia e Santamaria un'ipotesi di falso con l'aggravante del metodo mafioso. Attenzione centrata su una richiesta, depositata a fine 2016 a palazzo Mosti, per ospitalità temporanea presso un alloggio assegnato ad una anziana, estranea alla storia. Il motivo? L'assistenza domiciliare alla pensionata.

Un'ipotesi di falso, sempre con la stessa aggravante, riguardava Calabrese, addetto all'ufficio protocollo del Comune di Benevento, che avrebbe attestato, a detta della Dda, che l'assegnataria della casa, da qualche anno ricoverata presso una struttura di Molinara, aveva consegnato una dichiarazione di ospitalità temporanea.

E ancora: secondo gli inquirenti, Intorcia e Zampino sarebbero responsabili di aver fornito informazioni false al pm in riferimento ad alcuni incontri, quando erano stati ascoltati.

C'è poi il capitolo delle estorsioni, tutte con l'aggravante del metodo camorristico. Quattro quelle ricostruite dall'accusa: la prima, prospettata a carico di Corrado e Arturo Sparandeo (anche di Citarella), è relativa al mancato pagamento al titolare di un'impresa edile della provincia di Napoli di un importo di 5mila euro per un intervento di ristrutturazione in una casa di via Quasimodo.

Per gli stessi tre e Siciliano, come detto prosciolto, l'addebito di un'estorsione della quale avrebbero fatto le spese dipendente e proprietario di una ditta di ceramica che non avrebbero incassato 6500 euro, il corrispettivo di rubinetteria e arredo bagno. Stessa sorte avrebbe subito il titolare di una ditta di vernici e colori che sarebbe stato costretto a cedere materiale per un valore di 1000 euro. Un episodio del quale sono stati chiamati a rispondere Morelli, Musco e i due Sparandeo. Infine, De Luca e i due Sparandeo si sarebbero fatti consegnare 100 euro dal gestore di un pub.

Esp