"Trasferito per punizione, è il grazie per il lavoro fatto"

Inchiesta centri migranti, Panzone si sfoga al telefono. Il caso di Madonna della Salute

Benevento.  

“Trasferito per punizione”. E' il 13 gennaio del 2017 – un venerdì- quando Felice Panzone, 58 anni, di Montecalvo Irpino, all'epoca funzionario aggregato alla Prefettura di Benevento – è una delle cinque persone finite agli arresti domiciliari nell'inchiesta della digos e dei carabinieri sulla gestione dei centri per migranti nel Sannio -, esprime il suo rammarico. Lo fa nel corso di una telefonata, intercettata, con una collega che inizialmente pensa stia scherzando.

“La Prefetta non mi ha rinnovato l'aggregazione – si sfoga Panzone -... questo è il ringraziamento per il mio lavoro... e quindi lunedì torno in Commissariato (ad Ariano Irpino ndr) a guardare il muro”. L'interlocutrice si dice “senza parola”, chiede se sia successo qualcosa. Panzone risponde: “Io so indagato perchè facendo il nostro lavoro tu lo sai che le bucce di banana esistono”.

“E' certo”, è la replica. “Praticamente dalle intercettazioni che sono state fatte, perchè io parlavo con uno che era intercettato per altri motivi lui... è risultato che io l'avrei chiamato... secondo la Procura questo qua degli agganci romani... quello che ti dico lo poso dire per cellulare perchè l'ha detto al Vicario, quindi è pubblico... Avuto informazione da uffici del Viminale, che praticamente dalle intercettazioni risulta che io avrei chiamato una ditta per dire: guarda che domani o dopodomani fatti conto... verremo nelle tue strutture con l'Unhcr (è l'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) quindi non ci far fare brutta figura... e qua stiamo... come tu immagini la cosa è verissima, è ovvio che l'ho fatto... è ovvio pure che non è una mia idea evidentemente no?”.

Oltre che a carico di Panzone, l'ordinanza di custodia è stata adottata anche per Paolo Di Donato, 48 anni, di Sant'Agata dei Goti, ex amministratore e da qualche anno consulente del consorzio Maleventum; Giuseppe Pavone, 53 anni, di Benevento, dipendente del ministero della Giustizia; Salvatore Ruta, 58 anni, di Airola,  carabiniere in forza alla Compagnia di Montesarchio, e Angelo Collarile, 46 anni, di Benevento, gestore di fatto di una struttura di accoglienza. Tutti compariranno lunedì dinanzi al gip Gelsomina Palmieri, che ha firmato il provvedimento su richiesta del procuratore aggiunto Giovanni Conzo e del sostituto Patrizia Filomena Rosa, respingendo però la loro proposta di altre dieci misure cautelari.

L'interrogatorio di garanzia sarà l'occasione per gli indagati, presenti i loro difensori, di fornire la loro versione sui fatti contestati. Che, come ampiamente noto, riguardano il ruolo di Di Donato, “dominus” di Maleventum, e la rete di relazioni e coperture di cui avrebbe goduto la sua attività imprenditoriale. Fondata su dodici strutture (più una tredicesima consorziata), ciascuna con un responsabile. Diverse quelle nel mirino degli inquirenti, come nel caso di Madonna della Salute, a Benevento, di cui parlano al telefono il 10 febbraio del 2017 – è il giorno del sequestro della struttura - lo stesso Panzone e Cosimo Matarazzo, gestore di un altro centro, indagato a piede libero.

“E' quello là dove c'è.. è stato presentato un certificato falso... è notorio per carità... pure le pietre”, dice Panzone. Che aggiunge: "Adesso questa è una cosa che farà altro scalmazzo come dice Montalbano, però la verità vera è che di quella storia là ne eravamo strainformati tutti”. “Ah! Ah!”, commenta Matarazzo. Panzone prosegue: “Chi ti parla ha fatto rapporto ai carabinieri... su richiesta chiaramente, su autorizzazione... ai Nas ho spiegato ho detto guardate questo qua è un certificato falso che ci è stato esibito in Prefettura nel... prima del 2015, probabilmente forse nel 2015, mò non mi ricordo bene, del quale noi siamo stati informati nel 2016 dal Comando vigili urbani di Benevento, che c'erano dei dubbi di illegittimità e noi istantaneamente abbiamo provveduto, istantaneamente a trasmettere gli atti a chi di dovere”.

Secondo gli inquirenti, sebbene Panzione affermi di aver informato il Nas dell'esistenza di un falso certificato per la struttura di Madonna della Salute, “di fatto non risulta alcune comunicazione da parte del predetto ovvero della Prefettura di Benevento”.

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