Passa la cera? Volevo che i centri facessero bella figura

Così Panzone. Anche Collarile e Ruta respingono le accuse. Ruta: mio figlio dal 2013 ai Nas Napoli

Benevento.  

E' stato lui a chiudere gli interrogatori delle cinque persone finite agli arresti domiciliari nell'inchiesta sulla gestione di alcuni centri migranti nel Sannio. Erano all'incirca le 15.20 quando Felice Panzone, 58 anni, di Montecalvo Irpino, fino al gennaio 2017 funzionario aggregato alla Prefettura di Benevento, ha lasciato con l'avvocato Alessio Lazazzera il palazzo di giustizia. Dopo meno di tre ore trascorse dinanzi al gip Gelsomina Palmieri, al procuratore aggiunto Giovanni Conzo e al sostituto Patrizia Filomena Rosa.

Un faccia a faccia nel quale ritiene di aver chiarito analiticamente tutti gli addebiti che gli sono stati contestati. Dichiarazioni, le sue, supportate dal deposito di documenti e fotografie sulle condizioni delle strutture, alcune di recente costruzione, al momento dei suoi sopralluoghi.

Panzone ha precisato che i rapporti quotidiani che intratteneva con tutti i responsabili dei centri, per alcuni dei quali aveva proposto, senza ottenerla, la chiusura, avevano un solo obiettivo: dare risposte alle esigenze emergenziali dei migranti. Quanto all'espressione (“Passa la cera”) intercettata dagli investigatori, ne ha spiegato il senso. Era sicuro che le strutture fossero in ordine, voleva solo – ha sostenuto- che facessero bella figura, e che, di riflesso, la facessero fare anche alla Prefettura, in occasione della visita dell'Unhcr (è l'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati).

L'indagato ha inoltre escluso qualsiasi tipo di utilità (lavori presso l'abitazione o promesse di assunzioni), aggiungendo di aver inviato a tutte le strutture le mail con i curriculum di quanti si rivolgevano a lui per lavorare nel settore.

Accuse respinte anche da Angelo Collarile (avvocato Antonio Verde), 46 anni, di Benevento, che ha puntualizzato il suo ruolo nel centro Luanfra, di cui è un dipendente e non, come affermano gli inquorenti, il gestore di fatto; di non aver mai ricevuto alcun trattamento di favore perchè i suoi centri non erano mai pieni, e di non aver mai eseguito, tranne la pulizia di una grondaia, lavori presso la casa di Panzone, affidati ad altri.

Si è dichiarato estraneo ai fatti anche Salvatore Ruta (avvocato Vittorio Fucci), 58 anni, carabiniere in forza alla Compagnia di Montesarchio, da un anno e mezzo in aspettativa, che ha rimarcato come il figlio presti servizio sì nei Nas, ma quelli di Napoli, dal 2013, e non di Salerno, competenti per la provincia di Benevento.

Attenzione puntata sul controllo straordinario operato il 16 marzo del 2016 dai militari del Nucleo antisofisticazione, in un giorno nel quale – ha proseguito Ruta - il figlio era stato impegnato fino a sera in un'operazione tra Afragola e Frattamaggiore. L'accusa è convinta che Ruta abbia avvertito dei controlli Paolo Di Donato: una persona - ha concluso il carabiniere- che conosco da trent'anni. I legali di Panzone, Collarile e Ruta hanno chiesto la revoca o l'attenuazione della misura a carico dei loro assistiti, nelle prossime ore la decisione del giudice, che riguarderà anche Di Donato e Giuseppe Pavone.

Esp