Una 'cimice' in un pelouche, quella busta che passa di mano

Arresti a Cusano, le indagini

Benevento.  

E' il 25 maggio dello scorso anno. E' trascorso poco più di un mese dal momento in cui l'imprenditore ha presentato ai carabinieri una denuncia sulle presunte richieste ricevute. La scena si svolge nell'ufficio di Di Muzio, per chi vede ed ascolta il colloquio grazie ad una 'cimice' piazzata in un pelouche, quelle immagini sono “eloquenti”. Ritraggono il passaggio di una busta bianca, con all'interno 2mila euro, dalle mani del titolare di fatto della ditta a quelle del geometra, indicato come “uomo di fiducia del sindaco”.

Secondo gli inquirenti, si tratta della prima tranche di una presunta 'mazzetta' di 6500 euro sborsata in relazione alla sistemazione delle sponde del torrente Titerno dopo l'alluvione dell'ottobre 2015. Lavori di somma urgenza, già eseguiti, per un importo di 13mila euro liquidato all'imprenditore, che avrebbe subito “reiterate pressioni (“Come ti metti dopo?”, “Che capa tieni?”, “Ch via pigli?”) e “minacce”. Se non avesse tirato fuori il 50% di quanto incassato – questa la tesi dell'accusa -, non avrebbe più lavorato per Il Comune.

A Maturo vengono poi contestate anche altre due concussioni: nella prima, nel periodo tra il 30 agosto del 2016 ed il 13 maggio 2017, l'imprenditore sarebbe stato costretto ad affidare ad un'altra persona, nell'intervento di consolidamento della scuola elementare di Civitella Licinio, i lavori relativi all'impianto elettrico, con un costo più alto rispetto a quello che avrebbe potuto assicurare un'impresa di sua fiducia. L'altra vicenda risale invece al luglio del 2016 e riguarda i lavori di terrazzamento, non pagati, che sarebbero stati effettuati in un terreno di proprietà della moglie del sindaco.

Un quadro indiziario, quello definito dal Pm e dai militari, “connotato da gravità”, scrive il Gip, secondo il quale l'imprenditore, “sulla cui piena attendibilità non sussistono dubbi”, “si è trovato nell'impossibilità di rifiutare quanto richiestogli indirettamente dal sindaco per mezzo di Di Muzio”. Di qui il provvedimento restrittivo, meno afflittivo di quello che avrebbe voluto il Pm, adottato sulla scorta del presupposto della reiterazione del reato. Perchè “le condotte poste in essere dagli odierni indagati evidenziano l'esistenza di una rete allarmante di rapporti di cointeressenza tra politica e amministrazione, in spregio ai principi costituzionali di buon andamento, imparzialità e trasparenza della pubblica amministrazione”.

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