Entrambi hanno scelto di non restarsene in silenzio e di rispondere alle domande. Lo hanno fatto all'incirca nello stesso lasso di tempo – un'ora e mezza -, respingendo ogni addebito e fornendo la loro versione, Giuseppe Maria Maturo, 52 anni, dal maggio 2014 sindaco di Cusano Mutri, e Remo Di Muzio, 43 anni, geometra libero professionista, che da giovedì sono agli arresti domiciliari nell'inchiesta del sostituto procuratore Donatella Palumbo e dei carabinieri del Nucleo investigativo su una presunta tangente chiesta ad un imprenditore edile sui lavori di somma urgenza, già liquidati, per la sistemazione delle sponde del torrente Titerno dopo l'alluvione dell'ottobre 2015.
Il primo a sedersi dinanzi al gip Gelsomina Palmieri, che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare, e al Pm, è stato Maturo (nella foto), assistito dagli avvocati Antonio Barbieri e Marcello Severino. Il primo cittadino, che nel frattempo è stato sospeso, ha escluso le minacce e le pressioni ravvisate dagli inquirenti in quelle espressioni (“Come ti metti dopo?”, “Che capa tieni?”, “Che via pigli?”) registrate dal titolare della ditta, peraltro suo testimone di nozze, che lo accusa. Facendo però confusione – questa la tesi di Maturo – tra rapporti professionali ed interpersonali. L'indagato ha negato di aver avanzato qualsiasi 'richiesta' e di aver imposto un elettricista per l'intervento di consolidamento della scuola elementare di Civitella Licinio, precisando che le opere di terrazzamento, non pagate, in un terreno della moglie – due vicende racchiuse in altrettante contestazioni di concussione prospettate solo a suo carico – facevano parte di un programma più ampio di lavori che l'impresa avrebbe dovuto eseguire, su indicazione della committente, in un progetto finanziato con fondi regionali.
Quanto al video che aveva immortalato il passaggio della busta con 2000 euro – prima tranche di un importo complessivo di 6500 euro – dalle mani dell'imprenditore a quelli di Di Muzio, Maturo ha affermato di non saperne alcunchè. Aggiungendo che il geometra ha lavorato in passato anche per altre amministrazioni, e che, a differenza di quanto sostengono Pm e Gip, non è un suo “uomo di fiducia”.
Un capitolo ovviamente cruciale, quello della dazione di denaro, al quale ha dato la sua spiegazione Remo Di Muzio (avvocati Patrizia Pastore e Giuseppe Francesco Massarelli), affermando che si trattava di una somma che gli era stata consegnata per una prestazione professionale (aveva curato alcune pratiche per conto dell'imprenditore) svolta con la collaborazione di un altro geometra, Vincenzo Di Biase, consigliere comunale, indagato a piede libero. Parte dei soldi, dunque, dovevano andare a lui, ecco perchè – ha proseguito Di Muzio- aveva scritto il nome Vincenzo su quella busta bianca, il cui contenuto era poi stato da lui trattenuto a compensazione di una precedente prestazione in favore del collega.
Fin qui la ricostruzione dei due indagati, per i quali i difensori hanno chiesto la revoca o l'attenuazione della misura: nelle prossime ore la decisione della dottoressa Palmieri.
Esp
