“I beni non devono essere confiscati e poi lasciati in abbandono. Sarebbe una sconfitta per tutti, non soltanto per chi ha lavorato affinché venissero confiscati. Le istituzioni hanno il dovere di dare risposte”. Non usa mezzi termini il procuratore capo di Benevento, Aldo Policastro che ieri sera ha partecipato al Festival dell'Impegno Civile che ha fatto tappa per la prima volta nel Sannio presso l'ex cementificio oggi confiscato in contrada Olivola. Una struttura finita al centro di una querelle tra il Comune ed alcune associazioni, tra le quali Libera, che ha organizzato la manifestazione presso lo stabile confiscato. Una 'discussione' avviata quando il Comune ha rinunciato ad acquisire il bene a causa dei tanti lavori da fare dopo una vandalizzazione dell'area emersa in seguito ad un sopralluogo dei tecnici del Comune. Polemiche che ora sembrerebbero archiviate. Ieri infatti associazioni, istituzioni e cittadini si sono ritrovati tutti a contrada Olivola per testimoniare l'impegno comune di voler restituire il 'bene' alla collettività.
“Penso ci sia una battaglia comune da fare, un lavoro complesso da avviare”, ha rimarcato il Procuratore Policastro che ha anche ribadito in merito al riutilizzo: “Devono essere in primis le istituzioni pubbliche a farsene carico e in particolare le istituzioni che sono state investite da mandato popolare. Devono farsi carico di restituire questi beni alla cittadinanza. Un lavoro di squadra – ha concluso il dottore Policastro - consente di ottenere migliori risultati nel più breve tempo possibile”.
“Questa iniziativa deve essere una sveglia per tutti noi: siamo in ritardo ma siamo ancora in tempo” è invece il monito di Michele Martino, coordinatore di Libera.
“Su questa struttura in questi mesi c'è stato uno scambio di 'battute', ma adesso è arrivato il momento del Noi, ovvero il momento di essere tutti uniti”. Secondo Martino, infatti, “Solo quando questo bene sarà riutilizzato dalla comunità possiamo dire che il sangue di Pio La Torre non è stato un sangue invano, così come il sangue di don Peppe Diana e di tutte le vittime delle mafie. Questi non sono immobili confiscati ma beni che da luoghi di morte devono diventare luoghi di vita per la comunità. Lo Stato confisca, poi spetta alla società civile riutilizzare i beni. Occorrono delle idee che devono camminare su gambe volenterose del nostro territorio. I beni confiscati – spiega ancora il numero uno di Libera - possono essere una risorsa anche per i giovani costretti a lasciare la nostra terra. Dal sindaco Mastella ci aspettiamo la risposta del 'Noi' ognuno deve fare la propria parte e siamo qui uniti con l'intento di riutilizzare i beni confiscati”. Ed ha concluso: “Noi crediamo nel gioco di parte, non esiste la società civile da un lato e le istituzioni dall'altro: esiste invece un solo Stato”.
“Ho chiesto al Prefetto la convocazione di una riunione con Regione e le altre istituzioni per trovare una soluzione” ha rimarcato in merito alla vicenda il sindaco Clemente Mastella. “E' disastroso quello che hanno constatato i tecnici comunali in questa struttura vandalizzata e devastata. C'è un periodo nel quale la legge non contempla l'ipotesi di vigilare sul bene confiscato in attesa di essere assegnato ad enti o istituzioni. Ed è in questo lasso di tempo – ha concluso il primo cittadino - che l'ex cementificio è stato danneggiato” tanto da indurre Palazzo Mosti a declinare l'offerta di acquisire ed utilizzare la mega struttura.
Il Festival, che quest'anno ha come tema “Siamo in ritardo ma siamo ancora in tempo” riprendendo il messaggio del manifesto degli Stati Generali delle Terre di don Peppe Diana, è una rassegna nata ormai undici anni fa per promuovere il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie, diventando in breve tempo una rassegna stabile, ideata dal comitato Don Peppe Diana di Caserta e dal coordinamento di Libera di Caserta, di arte, musica, spettacolo ma anche riflessioni e denunce sociali. Presente a Benevento anche Peppe pagano della Nco, ovvero la Nuova Cooperativa Organizzata che a Casal di Principe gestisce i beni confiscati alla camorra nella terra di don Peppe Diana.
Alessandro Fallarino
