Arretra cultura dei diritti, avvocati sentinelle della libertà

Convegno sul ruolo dell'avvocato nella società e nella Costituzione

Benevento.  

I tempi non sono certo dei migliori, ma il rischio è che possano addirittura peggiorare. Viviamo in una società “congelata, sospesa, che tende a subire”. Che ha perso ogni ancoraggio ideologico ed ha paura del futuro, nella quale è sempre più forte l'arretramento della “cultura dei diritti”, che vengono vissuti come un fastidio. Già, i diritti: quelli che chiediamo vengano rispettati quando ci riguardano, ma che facciamo finta di ignorare quando sono gli altri a farlo.

Settant'anni fa la Costituzione della nostra Repubblica li ha codificati, ma ad essi se ne sono aggiunti di nuovi, ed altri se ne aggiungeranno. Inevitabilmente. Fino a che punto siamo pronti a spenderci perchè ogni persona sia difesa fino in fondo, anche quelle che si si sono macchiate dei reati più abbietti? I segnali sono inquietanti a leggere la valanga di minacce e fango che si abbatte, diffusa attraverso i social da una parte dell'opinione pubblica, su quanti pensano che a prevalere debba essere sempre la centralità del diritto. Non semplici cittadini, ma avvocati chiamati a svolgere la loro funzione, 'bersaglio' del rancore e dell'intolleranza. Argomento di fortissima attualità, al centro del convegno sul ruolo dell'avvocato -il Consiglio nazionale forense ne ha proposto la costituzionalizzazione per esaltarne la funzione sociale - nella società e nella Costituzione organizzato dall'Ordine sannita e dallo stesso Cnf.

L'aula 'Falcone e Borsellino' come teatro di un dibattito che ha incrociato più punti di vista. Alberto Mazzeo, presidente dell'Ordine degli avvocati di Benevento, che ha moderato i lavori, ha richiamato la necessità di fornire risposte al cittadino che siano “attendibili”, e che non giungano, dunque, “dopo anni di processo”, mentre il sindaco Clemente Mastella, evocando il suo passato da ministro della Giustizia, ha ricordato il “tentativo di conciliazione in un mondo di grande conflittualità” fatto all'insegna di un “umanesimo giudiziario”, stigmatizzando “l'intromissione dei media nel rapporto tra l'accusa e la difesa che ha spostato l'equilibrio in favore della prima”.

Marilisa Rinaldi, presidente del Tribunale, ha rimarcato quanto sia “fondamentale la libertà degli avvocati”, definiti “sentinelle delle norme e delle regole”, dal procuratore Aldo Policastro, che non ha nascosto la sua preoccupazione per il processo di “semplificazione” in corso, che tende “ad eliminare ogni forma di intermediazione”. Camillo Cancellario, delegato di Benevento alla Cassa forense, ha sottolineato le iniziative, come “l'accesso agevolato al credito, in favore dei colleghi più giovani”; Francesco Del Grosso, componente dell'Organismo congressuale forense, Maria Masi e Francesco Caia, consiglieri del Cnf, hanno ribadito l'assoluta necessità del “pieno riconoscimento della funzione sociale dell'avvocato nella difesa dei diritti fondamentali, sia nel processo, sia nella comunità, per il rispetto della dignità delle persone”.

Andrea Mascherin, presidente nazionale del Consiglio Forense, dopo aver richiamato l'attenzione sul rischio di “condizionamento, non solo mediatico, della giurisdizione, ha spiegato che l'avvocatura, “ultima professione libera con radici umanistiche”, non deve “preoccuparsi del consenso” ma agire da traino nella rivendicazione del diritto “come unico strumento per la definizione dei conflitti”. Quelli che mettono a durissima prova anche i diritti umani, e non solo in Italia. Lo sguardo attento ai Paesi vicini – come l'Egitto, con il “caso Regeni che forse non sarà mai risolto”, o la Polonia – lo ha lanciato Rosa Capria, consigliera segreteria del Cnf: “Dobbiamo essere vigili su quanto accade da quelle parti perchè non succeda anche da noi”. Insomma, guai ad abbassare la guardia.

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