"Tangente a San Lorenzo", Pm: 7 anni a De Libero e Colangelo

La requisitoria della dottoressa Palumbo nel processo per ex sindaco e capo ufficio tecnico

Benevento.  

Sette anni. È la condanna chiesta dal Pm Donatella Palumbo, in aula nonostante la febbre, nel processo a carico di Emmanuele De Libero, dal 21 aprile 2017 ex sindaco di San Lorenzo Maggiore, e Pellegrino Colangelo, capo dell'ufficio tecnico comunale, imputati di concussione per una tangente pretesa dall'imprenditore Umberto Conti per un lavoro di infrastrutturazione, in subappalto, nell'area Pip del centro telesino.

La pena è stata indicata al termine di una requisitoria, andata avanti per un'ora e mezza, nel corso della quale la rappresentante della pubblica accusa si è detta convinta “senza alcun dubbio, della colpevolezza dei due imputati” , delle loro condotte ai danni di una ditta che all'epoca versava “in condizioni economiche di estrema difficoltà”. Il cui titolare di fatto sarebbe dunque stato “costretto a subire la richiesta di una somma di 70mila euro, dei quali 10mila versati nell'aprile del 2015 ed altri 1.000 l'8 luglio dello stesso anno”.

Palumbo ha definito “inattendibile, inverosimile, e smentita dalle prove emerse, la tesi difensiva del prestito che De Libero avrebbe fatto a Conti”.

Argomentazioni condivise dall'avvocato Antonio Di Santo, legale della parte civile, che ha insistito particolarmente sulla credibilità di Conti, tratteggiata in modo pesantemente negativo dalla difesa, ma “dimostrata dalle certificazioni del casellario giudiziario e dei carichi pendenti”. Lo ha descritto come “un uomo coraggioso che ha avuto la forza” di denunciare per “far sì che questo modus operandi non trovi più attuazione in un paese civile”. Ha aggiunto che “era un sostenitore del politico De Libero, impresa di riferimento della famiglia del sindaco per lavori privati nei terreni agricoli di proprietà”. Ed ha concluso chiedendo al Tribunale l'affermazione della responsabilità penale degli imputati, condannandoli anche al risarcimento dei danni ed al pagamento di una provvisionale pari a 100mila euro.

Di tutt'altro segno, ovviamente, l'intervento dell'avvocato Roberto Prozzo, che ha duramente contestato la ricostruzione dei fatti e l'attendibilità di Conti, attaccata a fondo attraverso la produzione documentale rispetto ad ogni circostanza e ad ogni data da lui indicata. L'arringa del legale proseguirà il 27 settembre, quando sarà la volta anche degli avvocati Giuseppe Stellato e Giuseppe Cerulo, che chiuderanno la discussione. A quel punto, il collegio giudicante potrà ritirarsi in camera di consiglio per la sentenza su una vicenda finita al centro delle indagini condotte dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Cerreto Sannita, supportate anche da riprese video che avevano fissato il passaggio di 1000 euro dalle mani di Conti a quelle di De Libero, e dalle registrazioni curate dallo stesso Conti.

L'inchiesta era sfociata, il 9 febbraio del 2016, negli arresti domiciliari ordinati per De Libero e Colangelo, rimasti sottoposti alla misura fino al 16 maggio del 2017. Nelle dichiarazioni spontanee rese in aula, come si ricorderà, De Libero si era definito vittima di “una macchinazione ordita da Conti”, aggiungendo di “non averlo mai avvicinato per chiedergli ed ottenere denaro”, e precisando che “quei 1000 euro che mi ha dato erano parte dei 5000 che gli avevo prestato”. Mentre Colangelo aveva affermato di “non aver ancora capito perchè mi trovo coinvolto in questa storia: un incubo che mi auguro possa terminare al più presto”.

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