E' l'unico che non dovrà più presentarsi in Tribunale. Perchè si è sottoposto al fuoco di fila delle domande sia del pm Francesca Saccone, sia dei legali delle parti civili e della difesa. Per il professore Enrico Di Salvo, ex commissario dell'Asl dalla fine di agosto 2010 al febbraio 2011, nessun nuovo appuntamento, dunque, con il processo relativo al filone politico dell'inchiesta della guardia di finanza sull'Azienda sanitaria di Benevento.
Di Salvo, in particolare, è stato chiamato a rispondere su una delle vicende finite al centro dell'indagine, come destinatario di una presunta pretesa avanzata rispetto alla nomina come primario di radiologia dell'Asl di un medico senza specializzazione. Una vicenda sulla quale, durante l'attività investigativa, era stato escusso due volte: nell'aprile del 2014 e nel luglio del 2015. In entrambe le occasioni aveva ricordato che nel 2010 due primari erano andati in pensione anticipata: quelli di pneumologia e radiologia. Una circostanza che Di Salvo avrebbe sfruttato per demansionare le due Unità da complesse a semplici.
Un'idea evidentemente non gradita da tutti, perchè Di Salvo, che lo aveva anche confermato in un'intervista a Servizio pubblico, aveva ricevuto la visita di Luigi Barone e Giacomo Papa, collaboratori di Nunzia De Girolamo, che avevano espresso la loro contrarietà, in particolare per la Radiologia, alla quale erano interessati. Di Salvo aveva replicato che ciò non lo riguardava, poi aveva saputo da Falato che sostenevano la candidatura a primario di un radiologo senza specializzazione.
Dovranno invece tornare al Palazzo di giustizia il prossimo 18 ottobre, per sedersi ancora al banco dei testimoni, Antonio Clemente e Giovanni De Masi, due dirigenti dell'Asl, entrambi parti civili: il primo per il solo controesame dell'avvocato Roberto Prozzo, oggi assente, l'altro di tutti i difensori.
Otto gli imputati: Felice Pisapia, ex direttore amministrativo dell'Asl, l'ex parlamentare Nunzia De Girolamo, Michele Rossi, Gelsomino Ventucci, all'epoca direttori generale e sanitario, Arnaldo Falato, ex responsabile budgeting dell'Asl, Luigi Barone, Giacomo Papa, collaboratori di De Girolamo, il sindaco di Airola Michele Napoletano, assistiti dagli avocati Vincenzo Regardi, Claudio Botti, Giandomenico Caiazza, Domenico Di Terlizzi, Angelo Leone, Roberto Prozzo, Paolo Abbate, Emilio Perugini, Mario Verrusio, Gaetano Coccoli, Vincenzo Sguera, Salvatore Verrillo, Carlo Di Casola e Luigi Supino.
Come più volte sottolineato, nel mirino degli inquirenti sono finite alcune storie emerse dalle registrazioni di Pisapia: il trasferimento di un dirigente e di alcune strutture sanitarie, la già ricordata nomina di un primario, il bar del Fatebenefratelli, le sedi Saut, le somme per i medici di cui sarebbe stata tentata la non compensazione.
Storie racchiuse in accuse - alcune erano state formalizzate dopo l'imputazione coatta ordinata nell'aprile 2016 dal gip Cusani- che vanno, a vario titolo, dall'associazione per delinquere, alla concussione (anche tentata) alle minacce e alla turbata libertà degli incanti; dal falso all'abuso d'ufficio (anche tentato) e all'offerta di un'utilità per ottenere il voto elettorale. Nel processo sono parti civili la Sanit (avvocato Natale Polimeni), Giovanni De Masi e Antonio Clemente, rappresentati dall'avvocato Giovannina Piccoli, il Fatebenefratelli (con l'avvocato Gerardo Orlando) e l'Asl (avvocato Annamaria Ziccardi).
Esp
