"Dica la verità", finiscono indagati per falsa testimonianza

Indagine contro rapine e droga, processo per dodici persone

Benevento.  

Non è la prima volta, non sarà l'ultima. Capita spesso, infatti, che persone chiamate a deporre – è nel dibattimento che si forma la prova - non confermino, o lo facciano parzialmente, le dichiarazioni rese durante le indagini, finendo, a loro volta, nel mirino della Procura.

La scena si è ripetuta questa mattina nel processo a carico di dodici imputati, tutti di Benevento, tranne uno, tirati in ballo, a vario titolo, in un'inchiesta su tre rapine compiute in città ai danni di prostitute e una serie di episodi di detenzione ai fini di spaccio di cocaina, eroina, marijuana e hashish.

Fatti accaduti dal novembre 2014 al giugno 2015, per i quali dinanzi al Tribunale hanno sfilato alcuni testimoni – per loro era stato disposto l'accompagnamento coattivo – citati dal pm Marilia Capitanio. Escussioni riguardanti la cessione degli stupefacenti, scandite da momenti di tensione. Con i ripetuti inviti a dire la verità rivolti dal presidente del collegio giudicante, Pezza, e con la decisione di trasmettere alla Procura, per falsa testimonianza, gli atti relativi alle affermazioni di alcuni di coloro che sono comparsi in aula. La prossima udienza è in programma il 9 novembre.

Il blitz dei carabinieri era scattato nel giugno del 2016, quando erano state eseguite dieci misure cautelari, poi attenuate o revocate. Dieci mesi più tardi – aprile 2017 – il rinvio a giudizio degli imputati, difesi dagli avvocati Antonio Leone, Gerardo Giorgione, Fabio Russo, Claudio Fusco, Marcello D'Auria, Antonio Bruno Romano e Alfredo Sorbo.

Esp