Sei condanne. Le ha decise poco dopo le 11 il giudice Daniela Fallarino al termine del processo a carico dei sei poliziotti – un settimo imputato, titolare di un albergo a Roma, è nel frattempo deceduto - tirati in ballo, con diversi livelli di coinvolgimento, dall'indagine, diretta dal sostituto procuratore Giovanni Tartaglia Polcini e condotta dalla Digos, sui rimborsi delle spese sostenute nel 2011 nei servizi di scorta ai parlamentari.
Le accuse a vario titolo: truffa e falso.
In particolare, queste le condanne fissate per truffa aggravata: 1 anno e 8 mesi a Maurizio Aloia; 1 anno e 6 mesi a Salvatore Ingaldi; 1 anno e 3 mesi a Alessandro Melisi; 1 anno e 2 mesi ad Angelo Gatta e a Toni Intorcia; 1 anno e 1 mese a Nino Bruno Votto. Per tutti la sospensione della pena.
Il giudice ha anche stabilito l'assoluzione degli imputati dall'accusa di falso e da altre contestazioni di truffa (per Aloia anche la calunnia) perchè il fatto non sussiste, ed ha dichiarato prescritto un addebito di truffa a carico di Aloia.
Come si ricorderà, a giugno il viceprocuratore onorario Giulia Zerella aveva proposto sei condanne, alle seguenti pene: 1 anno e 6 mesi per Maurizio Aloia, 1 anno per Alessandro Melisi, 8 mesi per Salvatore Ingaldi, Angelo Gatta, Toni Intorcia e Nino Bruno Votto.
Opposte, ovviamente, le conclusioni dei difensori: gli avvocati Antonio Leone (per Votto, Gatta e Intorcia), Angelo Leone (per Melisi), Vincenzo Regardi (per Aloia) e Camillo Cancellario (per Ingaldi), che avevano chiesto l'assoluzione dei loro assistiti perchè il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto o perchè il fatto non costituisce reato.
Al centro del processo una vicenda centrata sulle somme che sarebbero state incassate dopo aver presentato fatture e ricevute, ritenute false, relative ai costi sostenuti per il pernottamento ed i pasti nella Capitale. L'inchiesta era rimbalzata all'onore delle cronache il 16 aprile del 2012, quando Aloia, Ingaldi e Melisi erano stati sottoposti all'obbligo di dimora, l'albergatore a quello di presentazione alla polizia giudiziaria. Misure meno afflittive di quelle proposte dal Pm, poi revocate a distanza di una settimana dal gip Flavio Cusani, che le aveva adottate. Nessun provvedimento, invece, per gli altri, indagati a piede libero.
A dare il via all'attività investigativa erano state le differenze emerse tra le note di rimborso di alcuni agenti impegnati nelle scorte. Di qui una serie di accertamenti, anche sui telepass, che avrebbero consentito di ricostruire un meccanismo che avrebbe permesso di intascare alcune migliaia di euro non dovute.
Questa mattina la conclusione del processo e le condanne.
Esp
