Il copione è sempre uguale a se stesso: la notizia della rapina, il clamore, le 'dichiarazioni di fuoco', la solita riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Una successione rituale che ingrassa gli archivi ed è puntualmente seguita dal silenzio. Quello che doverosamente accompagna l'attività investigativa, ma che l'opinione pubblica, pur nella consapevolezza, più o meno completa, dei tempi tecnici di un'inchiesta, spererebbe fosse interrotto, ad un tratto, non dai 'ritorni giornalistici' o da singole iniziative – come la lettera inviata di recente al ministro dell'Interno Salvini da una famiglia che a febbraio, a Frasso Telesino, ha vissuto un'esperienza terribile - ma dall'individuazione dei possibili responsabili degli episodi criminosi.
E' accaduto, purtroppo, solo in poche occasioni, perchè nella stragrande maggioranza dei casi perdura l'attesa legata agli sviluppi delle indagini. Lasciando inevitabilmente sospese le domande, e non solo di coloro che hanno dovuto fare i conti con i banditi.
Diciotto le rapine (oltre a quelle tentate) registrate nella nostra provincia dall'inizio dell'anno: due ad uffici postali, sei ad attività commerciali- bar, agenzie di scommesse, strutture ricettive, impianti di carburante- e dieci nelle abitazioni. Colpi che hanno riguardato, seppure con dimensioni diverse, la città, le Valli telesina e caudina, il Fortore.
La paura, insomma, non ha risparmiato alcuna parte del territorio, e solo la dea bendata ha evitato che alcune situazioni potessero sfociare in altrettante tragedia. Una si è consumata a Montesarchio, ad aprile, con la morte di un pensionato a distanza di due settimane dall'incursione tra le mura domestiche di cui era rimasto vittima con la sorella. Una storia drammatica che fa da probabile sfondo ad un'altra agghiacciante vicenda: l'omicidio e la carbonizzazione del corpo di un giovane di Montesarchio.
La città caudina, al pari Dugenta, Amorosi, San Lorenzello, Frasso Telesino, Paupisi, Telese Terme e San Salvatore Telesino, rientra nella mappa disegnata dagli autori delle incursioni nelle abitazioni. Raid ad altissimo rischio, inclusi in un elenco al quale si è aggiunta nelle ultime ore anche Castelvenere, con il terrore vissuto da una coppia di maestri in pensione. Anche loro hanno dovuto subire la violenza di gente senza scrupoli, pronta a tutto per arraffare soldi e preziosi.
Minacce e botte senza pietà, un repertorio osservato già in altre circostanze. Comprensibili la preoccupazione e l'allarme, che dispiegano i loro effetti, però, solo nell'immediato. A 'botta calda', quando gli sguardi riflettono il timore che possa capitare a chiunque di noi ciò che si è letto. Poi, esaurita la fase emotiva, cala l'attenzione. Prevale la routine, prende il sopravvento e scaraventa tutto nel dimenticatoio. Fino al successivo allarme, quando ricompare la ritualità.
Esp
