"Eravamo tanti a star male, i docenti ci dissero di uscire"

Processo per l'intossicazione da monossido al San Marco, in aula quattro studentesse

Benevento.  

“La sala era piena, faceva talmente caldo che decisi di togliermi subito il giubbino. A distanza di un'ora, un'ora e mezza cominciai ad accusare un forte mal di testa, seguito da nausea e vertigini. E lo stesso capitò anche ad alcune mie amiche e a tanti altri ragazzi, alcuni dei quali svennero... I docenti ci dissero di uscire immediatamente perchè c'era qualcosa che non andava.. Eravamo quasi alla fine della lezione, il professore Recalcati stava rispondendo ad alcune domande.. Ebbi tanta paura, una volta all'esterno nessuno ci soccorse né ci spiegò cosa fosse accaduto... Stavo male, i miei genitori mi accompagnarono in ospedale...”.

E' la deposizione resa in aula, questa mattina, da una studentessa che all'epoca frequentava l'ultimo anno del Liceo Classico di Sant'Agata dei Goti. E' stata ascoltata, al pari di altre tre ragazze, nel processo, fissato dinanzi al giudice Francesca Telaro, nei confronti di Gina Pompea Faraonio (avvocato Dario Vannetiello, oggi sostituito dal collega Raffaele Scarinzi), legale rappresentante della 'Fa.Fa snc', la società che gestiva i locali, imputata di lesioni colpose ed immissione di fumi dannosi.

Accuse contestate nell'indagine sull'intossicazione da monossido di carbonio della quale avevano fatto le spese, il 20 gennaio del 2016, numerosi studenti di scuole di Benevento e della provincia che all'interno dell'ex cinema San Marco di Benevento stavano prendendo parte ad un convegno del Festival filosofico del Sannio al quale era stato invitato, come relatore, Massimo Recalcati.

Quelle delle allieve non sono state le uniche escussioni: prima di loro la stessa sorte è toccata al vicequestore Alessandro Salzano, ex capo della Squadra mobile (aveva proceduto al sequestro della struttura) e ad Angelo Feleppa, funzionario dei vigili del fuoco – di altri appartenenti al Corpo, come l'ex comandante Michele Di Tullio, giunto da Sassari, dove è stato trasferito da settembre, sono stati invece acquisiti i verbali.

Rispondendo alle domande, Feleppa ha ripercorso l'intervento scattato dopo aver ricevuto, “pochi minuti prima della mezzanotte “la segnalazione di una dottoressa dell'ospedale di Sant'Agata dei Goti” che aveva avuto in cura una ragazza. La prima rilevazione, effettuata a distanza di almeno quattro ore e mezza dall'episodio, “mentre gli impianti di riscaldamento e condizionamento erano chiusi, e tutte le porte aperte”, aveva “restituito la presenza di valori di monossido tollerabili”. La mattina successiva – il 21 gennaio - , “ad impianti spenti, non c'era traccia di monossido”, mentre “il 25 gennaio, dopo aver lasciato accesi gli impianti per un'ora, le attrezzature avevano evidenziato livelli di monossido di carbonio, sia nell'atrio, sia nella sala, ampiamente superiori a quello soglia, con la concentrazione massima al centro della stessa sala”.

Nel processo, che proseguirà il 27 marzo, figurano 95 parti offese, 68 delle quali si sono costituite parti civili con gli avvocati Vincenzo Regardi, Alessandro Della Ratta, Pietro Farina, Tonino Biscardi, Roberto Pulcino, Nicola Covino, Pierluigi Pugliese, Mario Cecere, Massimiliano Cornacchione, Elena Cosina, Antonio Laudanna, Nunzia Meccariello, Francesco Iacuzio, Maurizio Giannattasio, Lucio Giuseppe Martino, Mariangela Crisci, Vittorio Fucci, Angelo Montella, Teresa Napolitano, Antonella Maffei, Paolo Abbate, Fiorita Luciano, mario Izzo, Katia Iannotti, Antonio Suppa e Giuseppe Sauchella. Escluso come parte civile, invece, il Movimento difesa del cittadino, rappresentato dall'avvocato Umberto Diffidenti.

Come più volte ricordato, a carico di Faraonio sono state prospettate condotte di presunta “negligenza, imprudenza ed imperizia”, per non aver provveduto alla manutenzione ordinaria del sistema caldaia – canna fumaria, il cui malfunzionamento – secondo gli inquirenti -, dovuto “sia alla sua errata installazione in difformità alle leggi e norme vigenti, sia all'accumulo di fuliggine alla base della canna fumaria che aveva ostruito completamente l'imbocco del canale da fumo della stessa, aveva provocato emissioni di monossido di carbonio in concentrazione massima superiore alla soglia pari a 40 ppm, tale da cagionare una intossicazione da monossido”.

L'indagine è stata scandita anche dalla fissazione di un incidente probatorio chiesto dall'avvocato Vannetiello. Un appuntamento nel corso del quale il gip Maria Ilaria Romano aveva affidato all'ingegnere Giovanni Scrima l'incarico di una perizia sull'impianto di riscaldamento, eseguita alla presenza dell'ingegnere Roberto Pedicini, consulente della difesa.

Quando aveva riferito le sue conclusioni, Scrima aveva mostrato una foto, sostenendo che “i sigilli del locale caldaia, apposti durante il sequestro, non erano integri, e quando ne ho chiesto il motivo alla proprietaria dell'immobile, ha sostenuto che erano stati i vigili del fuoco a rimuoverli in occasione del secondo accesso alla struttura”.

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