Discarica Piano Borea, chieste tre condanne e due assoluzioni

Requisitoria del pm Di Lauro, poi le arringhe difensive. Sentenza il 13 dicembre

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Benevento.  

Tre condanne e due assoluzioni. Le ha proposte il pm Maria Gabriella Di Lauro nel processo nato da un’indagine del pm Antonio Clemente sulla gestione dei rifiuti nell'ex discarica di Piano Borea.

In particolare, la rappresentante della pubblica accusa ha chiesto 1 anno e 4 mesi e 18mila euro di multa per Lucio Lonardo e Massimo Romito, rispettivamente presidente e direttore tecnico dell'Asia, per i quali sono prospettati l'abbandono di rifiuti, la gestione di una discarica non autorizzata e l'omissione in atti di ufficio, e 6 mesi per l'ex presidente del Consorzio rifiuti Bn1, Gerardo Giorgione, per abbandono rifiuti e omissione in atti di ufficio.

La dottoressa Di Lauro ha invece concluso per l'assoluzione, perchè il fatto non sussiste, di Carmine Cossiga, di Napoli, commissario liquidatore dello stesso Consorzio, chiamato in causa in concorso con Giorgione, e dell'ex sindaco Fausto Pepe, al quale viene contestata la sola omissione in atti di ufficio.

Di segno opposto, ovviamente, le argomentazioni dell'avvocato Vincenzo Sguera, che con la collega Viviana Olivieri difende Giorgione, che ha insistito per l'assoluzione del suo assistito, sottolineandone la totale estraneità ai fatti. Ha presentato una memoria difensiva l'avvocato Sergio Rando (per Pepe), mentre il 13 dicembre, dopo le arringhe degli avvocati Carmine Lombardi e Nazzareno Lanni (per Lonardo e Romito) e Luigi De Vita (per Cossiga), arriverà la sentenza del Tribunale (presidente Fallarino a latere Rottili e Telaro.

L'inchiesta era stata centrata sia sull'area che comprende la vecchia discarica ormai dismessa, negli anni scorsi utilizzata dai comuni aderenti al Consorzio Bn1, sia sulle due vasche realizzate dal Comune di Benevento nel giugno del 2007 per lo stoccaggio temporaneo di rifiuti derivanti dalla raccolta differenziata.

Secondo l'accusa, due vasche equivalenti ad una discarica non autorizzata. E' questo il versante per il quale sono stati tirati in ballo Lonardo e Romito, che «non avrebbero fatto rimuovere il percolato presente e non avrebbero adottato tutti gli atti idonei ad impedire che acque meteoriche miste a liquidi di percolato di discarica e colaticci provenienti dalla gestione dei rifiuti penetrassero nel suolo e nel sottosuolo in modo incontrollato».

Il coinvolgimento di Cossiga e Giorgione riguarda invece le vasche 1 e 2 dell'ex discarica: anche loro – secondo la Procura – «non avrebbero fatto rimuovere acque meteoriche miste a liquidi di percolato di discarica e colaticci provenienti dalla gestione dei rifiuti», e non avrebbero messo in campo le misure necessarie ad evitare che «tali rifiuti  penetrassero nel suolo e nel sottosuolo in modo incontrollato, rifiuti provenienti dalla vasca 1 e 2 dell'ex discarica». Due situazioni rispetto alle quali Pepe non avrebbe adottato i provvedimenti utili a fronteggiarle.

Esp