Lavori per Boccalone? Pagati. Mai pressioni per voto a Damiano

In aula i testi della difesa dei due ex assessori e di Lanzalone

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Benevento.  

“Gigi lo chiese a me”, si è lasciato andare, ad un certo punto, un imprenditore che lo conosce da “vent'anni”. Uno dei ventuno testimoni citati dalle difese di tre dei trentanove imputati (e tredici società) nel processo, denominato Mani sulla città, nato da un'indagine della Digos e del sostituto procuratore Antonio Clemente su appalti e forniture di beni e servizi del Comune di Benevento.

“Gigi” è l'ex assessore Luigi Boccalone, dodici le persone- in gran parte titolari di ditte, ma anche due tecnici ed altrettanti familiari - che hanno raccontato in aula, rispondendo alle domande dell'avvocato Gino De Pietro, del pm Assunta Tillo -ha ereditato la seconda parte di un dibattimento gestito in precedenza dalle colleghe Nicoletta Giammarino e Maria Scamarcio- e dell'avvocato Valeria Crudo (per Palazzo Mosti, parte civile), i rapporti avuti con lui in relazione ai lavori eseguiti nella sua villa di San Martino Sannita.

Ampio il repertorio: dal termocamino agli infissi, dall'impianto elettrico in una tavernetta all'allargamento di una stradina e all'installazione del cancello d'ingresso. Interventi regolarmente pagati “con assegni” e, talvolta, “in contanti”, che avevano riguardato anche la piscina, costruita con “materiale comprato in precedenza da mio padre”, ha precisato una cognata. Lavori che, nel caso di un muro poi crollato, erano sfociati, dopo una perizia, in una causa intentata contro l'impresa che li aveva effettuati, condannata a risarcire i danni.

Last but not least , il capitolo delle cucce per i cani e quello dell'acquisto di una cagnetta presso un importante allevamento nelle vicinanze di Caianello, dove era stato accompagnato, perchè lo aiutasse con la sua competenza, da un sottufficiale della guardia di finanza, ora in pensione.

Decisamente più monocordi, ma era normale che fosse così visto che si trattava di ex dipendenti della cooperativa San Valentino, le deposizioni dei testi indicati dagli avvocati Grazia Luongo e Angelo Leone per l'ex assessore Aldo Damiano. In sei si sono seduti dinanzi al Tribunale, tutti hanno precisato di “non conoscere Damiano”, al massimo di averne letto il nome sui manifesti dei tanti aspiranti consiglieri nel 2011, e di “non aver mai ricevuto minacce, pressioni o inviti a votarlo o a caldeggiare la sua candidatura”.

Infine, ma per Andrea Lanzalone (è difeso dall'avvocato Nunzio Gagliotti), l'ex segretario generale del Comune Antonio Orlacchio (per lui è scattata la prescrizione, è stato ascoltato con l'assistenza, d'ufficio, dell'avvocato Raffaele Lamparelli), l'ex responsabile del settore Economato e un altro dipendente comunale, che hanno riferito su mandati di pagamento e procedure contabili dell'Ente.

Esp