Processo clan Pagnozzi, la difesa prova a smontare le accuse

Arringhe di otto difensori, oggi si prosegue

Benevento.  

Sono stati otto i difensori che hanno discusso ieri nel processo a carico di diciotto delle quarantaquattro persone coinvolte con posizioni diverse nell’inchiesta, diretta dalla Dda e condotta nel giugno del 2012 dalla Squadra mobile e dai carabinieri della Compagnia di Montesarchio, sul clan Pagnozzi e le sue ramificazioni nel Sannio. Le accuse contestate a vario titolo: associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione, spaccio di stupefacenti e armi, con l'aggravante dell'agevolazione mafiosa. In particolare, le arringhe sono state curate dagli avvocati Antonio Gravante (per Salvatore Letizia, 64 anni, di Qualiano); Vincenzo Regardi e Maurizio Lepore (per Carmine Citarella, 33 anni, di Benevento); Emanuele De Lucia e Giuseppe Forcione (per Vincenzo Fincato, 49 anni, di Santa Maria a Vico); Marcello D'Auria (per Salvatore Lucio Fiore, 46 anni, di Paupisi); Ettore Marcarelli (per Pasquale De Guida, 50 anni, di Montesarchio, e Libero Iannella, 38 anni, di Solopaca); Antonio Leone (per Saverio Sparandeo, 52 anni, di Benevento). Tutti hanno contestato la ricostruzione dei fatti prospettata dall'accusa, chiedendo l'assoluzione dei loro assistiti, per i quali il pm della Dda, Anna Maria Lucchetta, nella precedente udienza, aveva proposto la condanna alle seguenti pene: 7 anni per Letizia, De Guida, Iannella, 8 anni per Fiore e Sparandeo, 1 anno e 4 mesi per Citarella, 2 anni per Fincato. Complessivamente, il rappresentante della pubblica accusa aveva chiesto diciassette condanne ed un'assoluzione. Oggi si torna in aula, con l'intervento di altri difensori. Il processo proseguirà poi il 12 febbraio, con ulteriori arringhe e, infine, la sentenza del Tribunale.

di Enzo Spiezia