Omicidio Matarazzo, "lo Stato sia vicino e protegga testimone"

Gravi indizi ed esigenze cautelari, l'ordinanza del gip Cusani. Domani gli interrogatori

omicidio matarazzo lo stato sia vicino e protegga testimone
Benevento.  

Da una parte il pericolo della reiterazione del reato, dall'altra quello dell'inquinamento delle prove. Sono i due presupposti alla base dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere adottata dal gip Flavio Cusani nei confronti di Giuseppe Massaro, 55 anni, di Sant' Agata dei Goti, e Generoso Nasta, 30 anni, di San Felice a Cancello, arrestati dai carabinieri nell'inchiesta del sostituto procuratore Francesco Sansobrino sull'omicidio di Giuseppe Matarazzo.

“Le indagini sono tuttora in pieno svolgimento – scrive il dottore Cusani -per individuare esecutori materiali e mandante, e dalle intercettazioni risulta che Massaro si sia adoperato per sottrarre prove del reato, cancelllando alcuni contatti suo suo telefono cellulare. Inoltre, si è accordato con Nasta per predisporre versioni di comodo per giustificare le ragioni dei loro frequenti contatti telefonici”.

E ancora: “Sempre col Nasta, il Massaro ha valutato la possibilità di far sparire la Colt 357 magnum nel caso in ci gli venga restituita, denunciandone falsamente il furto o lo smarrimento, per evitare che la stessa sia sottoposta a perizia balistica. Nondimeno, da una conversazione risulta che il Masaro si sia rivolto” ad una persona “affinchè, per il tramite di terzi, si adoperi per procurare a sé e ad altri dei documenti di identità falsi”.

Secondo il Gip, “la misura cautelare è peraltro necessaria per tutelare l'incolumità della principale testimone, che con coraggio e senso civico, ha dato – e ancora può dare – un contributo determinante alle indagini, seppure indotta a ufficializzare le informazioni in suo possesso dalla pressante attività d'indagine dei carabinieri, che avevano già autonomamente raggiunto importanti risultati investigativi. Nei confronti di detta testimone lo Stato dovrà far sentire concretamente la propria vicinanza e protezione”.

Fin qui il capitolo delle esigenze cautelari che chiude le cinquanta pagine di un provvedimento nel quale il Gip definisce “sussistenti i gravi indizi di colpevolezza, desunti da fatti e fonti di prova valutati ed elencati autonomamente secondo il seguente ordine logico: le modalità dell'azione delittuosa, “compiuta a volto scoperto e non da gente del posto”; dai tabulati del Gps “risulta la partenza della Croma, di cui Massaro era unico utilizzatore, da Sant'Agata, il raggiungimento del luogo esatto dell'omicidio nell'oraio in cui fu commesso (i sicari giunsero sul posto pochi secondi prima delle 20.09.00 allontanandosene pochi secondi prima delle 20.09.30”.

Una circostanza, quella dell'arco temporale, restituita da una telefonata del padre della vittima, che aveva ascoltato il rumore dei colpi di arma da fuoco che avevano stroncato l'esistenza del figlio, soppresso "per ottenere una paga in denaro". Un versante, quest'ultimo, che non ha restituito fin qui riscontri, al centro di accertamenti di natura patrimoniale. Nel mirino dei sospetti un versamento in banca effettuato dalla figlia di Massaro, tra il 25 luglio e il 24 settembre, della somma di 13mila euro.

Il giudice rimarca poi le “dichiarazioni della testimone oculare che, in orario compatibile con la più agevole via di fuga dei sicari, aveva visto una Croma, con la targa parzialmente coperta e due uomini a bordo”; la “corrispondenza delle due descrizioni”, fatte dalla teste e dalla madre della vittima, “della persona alla guida” poi identificata, “attraverso un riconoscimento fotografico, in Nasta”.

Questo il quadro tratteggiato dal Pm ed accolto dal Gip, dinanzi al quale Massaro e Nasta, difesi, rispettivamente, dagli avvocati Alessandro Della Ratta e Orlando Sgambati, compariranno domani mattina per l'interrogatorio di garanzia: l'occasione, se non si avvarranno della facoltà di non rispondere, di fornire la loro versione sui fatti contestati.