Aveva farfugliato qualcosa quando era stato fermato. Poi più nulla, né durante la convalida in carcere né successivamente. Un silenzio durato oltre diciassette mesi, interrotto questa mattina. Quando Paulo Francisco da Silva (avvocato Antonio Bruno Romano), 38 anni, origini brasiliane, residente a Benevento, accusato di tentato omicidio, rapina e sequestro di persona ai danni di Roberto Azzurro, il 54enne attore napoletano che era stato ricoverato al Rummo in prognosi riservata dopo essere stato accoltellato alla gola ed all'addome nella tarda serata del 4 agosto del 2017, ha rilasciato una serie di dichiarazioni spontanee.
Lo ha fatto, intervallando il racconto in italiano con alcune espressioni in lingua portoghese, nel corso del rito abbreviato dinanzi al gup Loredana Camerlengo, offrendo la sua versione dei fatti. L'imputato ha sostenuto che sarebbe stato Azzurro, al volante di una Matiz, ad offrirgli un passaggio nella zona della Rotonda dei Pentri. Lui, che stava tornando in bici a Campomarino, aveva accettato, allettato dalla possibilità di superare in maniera comoda almeno il tratto di Zingara morta, particolarmente pesante, della statale Benevento – Campobasso.
Una volta a bordo – ha proseguito da Silva -, Azzurro avrebbe fermato la macchina e gli avrebbe fatto delle avances sessuali, alle quali lui avrebbe reagito sferrandogli alcuni pugni. A quel punto, l'artista avrebbe estratto un coltello che Paulo sarebbe riuscito a sottrargli, ferendosi ad una mano, usandolo, ripetutamente, contro di lui. E facendo altrettanto anche con un pietra. Poi lo avrebbe fatto entrare nel portabagagli della Matiz, dal quale l'avrebbe fatto scendere nei pressi dello svincolo di Paupisi della 372, dove era stato ritrovato e soccorso. Secondo da Silva, Azzurro si sarebbe allontanato da solo, mentre lui avrebbe continuato la marcia alla guida della vettura del malcapitato, intercettata e bloccata dalla polstrada di Campobasso in un'area di servizio a Termoli.
Una ricostruzione, la sua, di segno diametralmente opposto a quella degli inquirenti e della parte offesa- è assistita dall'avvocato Laura Silvestri-, secondo i quali il 38enne avrebbe colpito ripetutamente l'artista, anche con una pietra, dopo il suo no ad avances sessuali. I due non si conoscevano, quel venerdì sera si erano incrociati nella zona della Rotonda dei Pentri, dove Roberto era arrivato al volante di una Matiz. Paulo era in sella ad un ciclomotore, avrebbe avanzato le sue richieste e, di fronte al rifiuto dell'allora 53enne avrebbe estratto un coltello e l'avrebbe usato contro Roberto, colpendolo alla gola e non solo, anche con una pietra.
Paulo lo avrebbe inoltre costretto ad entrare nel bagagliaio della Matiz e lo avrebbe trasportato fino ad un cavalcavia dal quale avrebbe voluto lanciarlo di sotto, nel fiume Calore. Non ci sarebbe riuscito per l'opposizione del malcapitato, che, gravemente ferito, si era aggrappato al guard rail. A quel punto, anche per il sopraggiungere di una macchina, lo avrebbe lasciato nei pressi dello svincolo di Paupisi.
Un nuovo appuntamento è in programma il 14 marzo, quando sarà disponibile anche la perizia medico-legale affidata al dottore Mauro Ciaravella, di Foggia, e ordinata dal giudice per stabilire l'entità delle ferite subite dalle parti e la compatibilità della dinamica con le due versioni della terribile vicenda. Si tratta di una ulteriore perizia dopo quella psichiatrica curata dal professore Piero Ricci, che ha concluso per un vizio parziale di mente dell'imputato, affetto da un problema depressivo maggiore e da un disturbo di personalità, ma non pericoloso socialmente e capace di stare in giudizio. Un disturbo della personalità border line con sottofondo psicotico era stato accertato anche dal dottore Fernando Melchiorre, consulente della difesa.
