Morte di Maria, il gip: indagare sui genitori

Archiviata la posizione di Cristina Ciocan, resta sotto inchiesta il fratello Daniel

Benevento.  

Archiviata l'accusa di omicidio a carico di Cristina Ciocan, ma non di Daniel al quale è contestata anche la violenza sessuale. E' questa la decisione del gip Flavio Cusani, che ha anche disposto che le indagini debbano proseguire per altri sei mesi e siano allargate ai genitori della piccola.

Queste le conclusioni dopo la discussione in camera di consiglio delle parti chiamate in causa dall'inchiesta sulla morte di Maria, 9 anni, la bimba rumena rinvenuta senza vita il 19 giugno 2016, morta annegata, nella piscina di un casale a San Salvatore Telesino.

L'appuntamento dinanzi al Gip Flavio Cusani si è reso necessario dopo l'opposizione delle parti offese ( il papà e la mamma della piccola, assistiti dagli avvocati Fabrizio Gallo e Serena Gasperini) alla richiesta di archiviazione, avanzata dalla Procura - in aula il procuratore aggiunto Giovanni Conzo, affiancato dal colonnello Alfredo Zerella - dell'indagine a carico di due fratelli rumeni Daniel e Cristina Ciocan, difesi dagli avvocati Giuseppe Maturo e Salvatore Verrillo.

LE ORDINANZE DEL GIP: 1) ARCHIVIAZIONE PER CRISTINA, ECCO PERCHE'

Due distinte ordinanze. In tutto undici pagine nelle quali il gip Flavio Cusani spiega le decisioni adottate dopo la camera di consiglio relativa al destino dell'inchiesta sulla morte di Maria.

Il primo provvedimento riguarda l'archiviazione della posizione di Cristina Ciocan (avvocato Salvatore Verrillo), per la quale era stata prospettata l'accusa di omicidio, che resta invece in piedi per il fratello Daniel (avvocato Giuseppe Maturo).

Il giudice rimarca che le “emergenze investigative sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto a quelle che aveva valutato nel dicembre 2016, quando aveva respinto la richiesta di arresto nei confronti di Daniel e Cristina, con una pronuncia confermata dal Riesame e dalla Cassazione”. C'è una “totale carenza di elementi indiziari” a carico di Cristina, ecco perchè va accolta la richiesta di archiviazione della Procura. Le indagini devono invece proseguire, “partendo dal luogo di rinvenimento del cadavere della bambina”, e “non è escluso ipotizzare la futura acquisizione di più consistenti elementi” nei confronti di Daniel, “peraltro indagato anche per violenza sessuale”.

Questa la conclusione alla quale il dottore Cusani perviene dopo aver osservato che “Gip, Riesame della Cassazione, univocamente e motivatamente, hanno escluso che l'omicidio sia potuto avvenire nel breve arco di tempo indicato dal Pm (tra le 20.38.10 e le 21.02.30), durante il quale Cristina era in compagnia del fratello. Nei suoi confronti cade qualsiasi sospetto per concorso, avendo ella per il prosieguo della serata un alibi non contestato dal Pm, così come non è contestato quello che ha Daniel per il tempo successivo alle 21 della serata dell'omicidio”.

Dopo aver evidenziato che “l'ora della morte va collocata tra le 22.15 e le 23.15, ed una serie di “circostanze e valutazioni fino ad oggi non prese nella dovuta considerazione”, il Gip continua a rimanere convinto “che la morte della bimba non sia dovuta ad un annegamento accidentale”, una eventualità non trascurata in linea di principio dal Riesame, di cui non condivide le argomentazioni riguardanti “un pregiudizio di stampo un po' razzista circa un contesto familiare di rumeni di etnia rom”. Un pregiudizio – scrive Cusani - “che non vi è assolutamente stato da parte del Pm”.

2) LE INDAGINI DEVONO RIGUARDARE ANCHE I GENITORI DELLA BIMBA

Nel secondo provvedimento il gip Cusani dispone la prosecuzione delle indagini, per altri sei mesi, a carico di Daniel, indicando una serie di temi da approfondire. Lo fa al termine di un ragionamento che gli fa apparire “come atto dovuto, stante le notazioni del Riesame a firma del presidente estensore Nicola Quatrano, procedere in prosieguo ad indagini preliminari nei confronti di Marius Ungureanu e di Andreea Elena Ungureanu (i genitori della piccola, difesi dagli avvocati Fabrizio Gallo e Serena Gasperini ndr) con le garanzie difensive ad essi spettanti per legge”.

Le indagini, dunque, devono andare avanti, “osservando le indicazioni già date dal Gip e ribadite dal Riesame e dalla Cassazione, secondo i quali appaiono trascurate alcune ipotesi investigative, e non tutte le piste investigative, inoltre, risultano essere state adeguatamente esplorate”.

Dopo non aver dato particolare peso ai sospetti nutriti dal professore Franco Introna (un ulteriore consulente del Pm ndr), sulla base “della documentazione fotografica e tanatologica, sulla “presenza di condilomi” nella zona perianale, Cusani ribadisce “l'attendibilità scientifica delle valutazioni e conclusioni dei medici legali Claudio Buccelli e Monica Fonzo (avevano eseguito l'autopsia ndr), segnatamente riguardo alle cause della morte, all'orario della morte e alle indicazioni di rapporti sessuali subiti dalla bambina”, e richiama alcuni punti sui quali si era soffermato già nel dicembre del 2016: orario della morte, il fatto che gli abiti della piccola fossero asciutti nonostante quella sera avesse abbondantemente piovuto, l'ultimo avvistamento di Maria alle “20.40-20.45 mentre si dirigeva verso il centro di piazza Nazionale come se avesse fretta di raggiungere un luogo ben preciso”, “lo stravaso vaginale subito tra le 16.15 e le 19.15 del 19 giugno quando la bambina era in ambito familiare”, l'accertata presenza di tracce di sperma del padre su una maglietta taglia small”. Nel mirino, inoltre, il contenuto di alcune conversazioni, intercettate, tra il papà e la mamma di Maria.

Secondo il giudice, che definisce “inverosimile la dinamica dell'azione omicidiaria come descritta dal Pm ( Maria sarebbe stata portata in piscina e gettata nell'acqua ndr), va valutata la possibilità che la bambina, che non presentava sul corpo lesioni collegabili alla condotta omicidiaria, possa essere stata annegata mediante un'azione di affondamento continuato della testa in acqua da parte di una o più persone”.

Nessun dubbio su un dato: “E' di palmare evidenza che l'omicidio della bambina è strettamente collegato agli abusi che ella subiva da tempo da parte di persone adulte. Individuare queste persone potrebbe aprire la strada all'individuazione delle persone che cagionarono la morte della bambina”.