E' un caso del quale ci siamo occupati circa 2 anni fa, sul quale, ora, ha sentenziato il giudice del Lavoro Adriana Mari, che ha stabilito, accogliendo in parte il ricorso, che l'Inps non possa recuperare le somme dal 2010 al 2013.
E' la storia di un 58enne di Frasso Telesino al quale nel 2017 era stato recapitato un bollettino con il quale gli era stata chiesta la restituzione di 60mila euro, incassati, a dire dell'Istituto, senza che ne avesse diritto. Alcuni anni prima, complice un grave problema di salute, il malcapitato aveva ottenuto la pensione e l'indennità di accompagnamento sulla scorta del riconoscimento di una condizione di invalidità totale: 100%, una percentuale scesa nel 2013, definitivamente, all'80%.
Una procedura come tantissime, sfociata nell'erogazione delle somme dovute. Poi, all'improvviso, come un fulmine a ciel sereno, erano arrivati la comunicazione dell'Inps ed un 'mav', il modulo per effettuare, attraverso una banca, il versamento di 60mila euro. Una somma che l'Inps, dopo un ricalcolo, riteneva di aver sborsato dal 2010 al 2016 senza che il beneficiario, assistito dagli avvocati Massimo Viscusi ed Emiliano Vaccarella, ne avesse titolo.
Inevitabili il ricorso amministrativo al comitato provinciale dell'Inps, poi il ricorso al giudice del Lavoro, con una causa nel corso della quale la difesa ha proposto, e parzialmente ottenuto, che passasse il principio, stabilito anche dalla Cassazione, che, se non vi è dolo da parte del pensionato, e l'errore è imputabile all'ente, lo stesso ente non ha diritto a chiedere la restituzione.
