Barra dritta, senza alcuna deviazione verso le rotte, pericolose, dell'allarmismo o della sottovalutazione. Aldo Policastro, capo della Procura di Benevento, ha chiuso così la seconda conferenza stampa convocata negli ultimi sei giorni: mercoledì scorso per i due arresti legati al delitto Improta, oggi per quello disposto per l'omicidio di Cosimo Nizza.
Due gravissimi fatti di sangue con modalità di stampo camorristico, ai quali Policastro ha aggiunto la recente condanna per il racket delle viti in Valle Telesina, che dimostra quanto “la criminalità sia capace di toccare i gangli vitali” di un territorio nel quale la coltivazione e la produzione di vino rappresentano un'eccellenza riconosciuta.
Il Procuratore ha elogiato il lavoro della Squadra mobile e, in particolare, del suo dirigente Fattori, “che unisce professionalità, intelligenza e tenacia”, sottolineando che “il risultato ottenuto si aggiunge agli altri già conseguiti grazie alla sinergia” tra Procura e forze dell'ordine, "con l'obiettivo di dare risposte anche nelle condizioni più difficili”.
Per il questore Giuseppe Bellassai, “non si nasce mafiosi o camorristi, lo si diventa. Ecco perchè è fondamentale bloccare ogni velleità, impedire che possano emergere taluni soggetti sui quali i riflettori devono sempre restare accesi. Un dato che spiega perchè il Sannio sia più avanti rispetto ad altre realtà”.
Il procuratore aggiunto Giovanni Conzo, ricordando “l'efferato l'omicidio di un uomo costretto sulla sedia a rotelle”, ha rimarcato un passaggio dell'ordinanza nel quale il gip Flavio Cusani definisce il segreto di Pulcinella le indiscrezioni circolate sul presunto ruolo di Nicola Fallarino, che, “sicuro di essersi assicurato l'impunità, aveva interesse a far filtrare in città la voce che fosse stato lui ad uccidere Nizza, perchè questo gli avrebbe fatto acquistare uno spessore criminale di indiscusso rilievo”.
Il vicequestore Emanuele Fattori, al vertice della Squadra mobile, ha ripercorso per grandi linee un'indagine “avviata nel 2017, che, attraverso l'analisi delle precedenti investigazioni della Dda e dei carabinieri, ha consentito, supportata da intercettazioni telefoniche ed ambientali, e dalle dichiarazioni, riscontrate, di un collaboratore di giustizia e di altre persone, di definire un quadro complessivo, anche alla luce dell'inchiesta antidroga della Dda, e di individuare come movente del delitto la spartizione delle piazze di spaccio di eroina. Tra Fallarino e Nizza esisteva una diatriba, tre giorni prima il negozio di famiglia di Fallarino era stato centrato da alcuni colpi di pistola”.
Per il sostituto commissario Rosario Pascarella, che guida la terza sezione della Mobile, la vicenda “corre lungo due binari: la sete di ascesa di Fallarino e il comportamento di Nizza, che dopo l'incidente aveva perso lucidità e controllo. Non voleva più sottostare ad alcuni diktat, né accettare più la spartizione degli affari della droga che fino a quel momento aveva garantito la pax criminale”.
Tutt'altro che chiuse le indagini, che puntano non solo ad acquisire gravi indizi di colpevolezza, “al momento non tanto forti” - ha chiosato Policastro -, nei confronti del secondo uomo in sella allo scooterone, “ma anche a verificare la posizione di quanti potrebbero aver offerto un contributo nell'ideazione e nella organizzazione dell'omicidio”.
