Hanno entrambi risposto al gip Gelsomina Palmieri, Eugenio Perone (avvocato Vittorio Fucci), 48 anni, di Bonea, e Sandro Cerulo (avvocato Elvira Pancari), 36 anni, di Cautano, ada mercoledì scorso sottoposti, rispettivamente, all'obbligo di dimora e di firma disposti per una ipotesi di favoreggiamento nell'inchiesta del sostituto procuratore Assunta Tillo e dei carabinieri sull'omicidio di Valentino Improta, 26 anni, di Montesarchio, ucciso con due fucilate e rinvenuto carbonizzato, il 4 maggio 2018, in una Fiat Punto, intestata alla madre, ferma alla località Cepino di Tocco Caudio, nelle vicinanze di un'area pic-nic sul monte Taburno.
Un delitto per il quale, come è ampiamente noto, sono stati arrestati Paolo Spitaletta (avvocati Antonio Leone ed Enza Falco), 50 anni, di Tocco Caudio, e Pierluigi Rotondi (avvocato Elena Cosina), un 31enne originario di Tocco ma domiciliato a Tufara.
Chiamato in causa perchè avrebbe individuato e rimosso una microspia dalla Lancia Musa di una parente di Spitaletta, Perone ha sostenuto che l'auto, come dimostrano le telecamere, era entrata nell'officina in cui lavora, per la sostituzione della frizione ed altro, alle 10 del 4 dicembre del 2018: un'ora e mezza più tardi rispetto al momento in cui, come si evince dall'attività investigativa, non c'era più segnale Gps.
Ha aggiunto che la macchina era tornata il giorno dopo perchè aveva problemi elettrici, e solo in quella occasione, su richiesta dell'interessata, aveva tolto una scatoletta, nella quale era custodita la cimice piazzata dagli investigatori, che sembrava quella di un antifurto.
Ritiene di aver chiarito la propria posizione anche Cerulo – il suo legale ha chiesto la revoca della misura -, tirato in ballo per le dichiarazioni rese sulla Mercedes della moglie. Una macchina che Rotondi, meccanico, aveva a disposizione perchè doveva aggiustarla, e che la sera dell'omicidio – il 2 maggio 2018- , sostengono gli inquirenti, era stata adoperata da lui e da Spitaletta per raggiungere Improta e tendergli la trappola mortale.
