Avrebbe potuto restarsene in silenzio, ma ha scelto di rispondere. E per un'ora abbondante ha snocciolato la sua 'verità' rispetto alla pesantissima accusa, contestata in un'indagine del sostituto procuratore Flavia Felaco e della Squadra mobile, di essere uno dei due presunti autori dell'omicidio di Cosimo Nizza, 48 anni, di Benevento, ucciso a colpi di pistola il 27 aprile del 2009 sotto la sua abitazione in via Bonazzi, al rione Libertà.
Nicola Fallarino, 35 anni, lo ha fatto nel carcere di Poggioreale e non di Secondigliano, di cui è ospite dal luglio dello scorso anno, quando ne era stato disposto l'arresto in un'inchiesta della Dda e della stessa Mobile come presunto promotore -organizzatore di una associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti.
Assistito dagli avvocati Viviana Olivieri (in sostituzione dell'avvocato Vincenzo Sguera) e Domenico Dello Iacono, il 35enne, colpito da un'ordinanza firmata dal gip Flavio Cusani prima del suo trasferimento al Civile, è comparso questa mattina per l'interrogatorio di garanzia dinanzi al gip del Tribunale di Napoli Vincenzo Caputo, per rogatoria della collega del Tribunale sannita Gelsomina Palmieri.
Ha sostenuto che all'ora del delitto era in compagnia di due persone, di cui ha indicato i nomi, e non si tratta di coloro che, secondo gli inquirenti, con le loro dichiarazioni avrebbero mandato in fumo il suo tentativo di precostituirsi un alibi. Fallarino ha chiarito il contenuto di alcune intercettazioni, soprattutto di una conversazione registrata nella sua abitazione, mentre non ha affrontato il capitolo, ritenuto importante nella ricostruzione dell'accusa, del colloquio in un'auto, nel 2014, tra due uomini, uno dei quali, considerato a lui vicino, ma non un parente, aveva riferito all'altro quanto gli avrebbe raccontato l'indagato in ordine all'omicidio.
Il 35enne ha poi precisato di aver conosciuto il collaboratore di giustizia che lo accusa non nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, ma in precedenza, quando lui era Benevento, ed ha escluso di avergli detto, per accreditarsi ai suoi occhi, di aver ucciso Nizza.
Le voci sul suo conto circolavano da tempo in città – ha aggiunto-, ecco perchè è probabile che il collaboratore le abbia raccolte e poi illustrate successivamente agli investigatori, il cui lavoro è stato supportato anche dalle deposizioni di un detenuto, con il quale , a suo dire, esistevano motivi di astio che ne giustificherebbero il dito puntato, e di un'altra persona che afferma di non aver mai avuto rapporti con lui. Non è vero, mi conosce benissimo – ha concluso-, al punto che è venuto al mio matrimonio ed ha battezzato mio figlio.
Il passo successivo è ora il Riesame, al quale i difensori ricorreranno contro un provvedimento adottato in un'indagine che continua ad essere scandita da interrogatori. L'obiettivo è risalire al guidatore dello scooterone - Fallarino è indicato come il passeggero - dal quale erano stati esplosi i tre colpi di pistola. Nel mirino un 42enne, nei confronti del quale i gravi indizi di colpevolezza sono “al momento non tanto forti” -aveva puntualizzato il Procuratore Aldo Policastro -, “ma anche quanti potrebbero aver offerto un contributo nell'ideazione e nella organizzazione dell'omicidio”.
