Oltre 520mila euro erogati in 164 prestiti complessivi. Denaro destinato, dal “2007 all'attualità”, ad imprenditori (uno dei quali deceduto), pensionati, impiegati e disoccupati. Undici persone in condizioni di difficoltà economica, alle quali sarebbero stati chiesti presunti tassi di interesse usurari.
E' lo scenario disegnato dall'indagine del sostituto procuratore Patrizia Filomena Rosa e della guardia di finanza che questa mattina è sfociata in tre rinvii a giudizio stabiliti dal gup Maria Ilaria Romano.
Il 3 dicembre il via al processo a carico di Alfonso Masone, 79 anni, Eugenio Masone, 57 anni – sono difesi dall'avvocato Vittorio Fucci -, ed Antonio Bovio, 76 anni, di Benevento, assistito dall'avvocato Luigi Giuliano.
Diverse le accuse, quella di usura è contestata ai due Masone: ma se Eugenio è stato chiamato in causa perchè avrebbe contattato due debitori dopo l'arresto del padre nel 2013, Alfonso è indicato come colui che avrebbe prestato i soldi: cifre comprese tra 1500 e 70mila euro, che nel caso del titolare di una ditta avrebbero raggiunto l'importo di circa 400mila euro. Prestiti sui quali lo stesso Alfonso Masone avrebbe riscosso, o si sarebbe fatto promettere, come detto, interessi giudicati usurari.
Per Bovio, infine, l'addebito di riciclaggio, prospettato perchè avrebbe immesso “nel circuito economico-finanziario, direttamente o reimpiegandolo in alcune attività commerciali”, un importo di oltre 230mila euro “attraverso lo scambio di assegni con Alfonso Masone”.
