Si è avvalso della facoltà di non rispondere al gip Gelsomina Palmieri ed al sostituto procuratore Marilia Capitanio, ma la scelta non gli ha impedito di rilasciare alcune dichiarazioni spontanee con le quali ha ricostruito, secondo il suo punto di vista, le fasi della terribile vicenda, anche quelle che affondano le loro radici nel passato, fermandosi al momento in cui aveva fatto fuoco. Uccidendo a colpi di fucile, domenica pomeriggio a Durazzano, Mario Morgillo, 68 anni ed il genero, Andrea Romano, 49 anni, entrambi casertani.
Francesco D'Angelo, 52 anni, di Durazzano, dall'alba di lunedì nel carcere di contrada Capodimonte, dove è rimasto, è comparso questa mattina, assistito dall'avvocato Valeria Crudo, dinanzi ai magistrati per l'udienza di convalida del fermo al quale è stato sottoposto, al termin della quale è stata adottata nei suoi confronti una ordinanza di custodia cautelare.
Ha sostenuto che domenica pomeriggio, dopo pranzo, si era accorto, mentre era a bordo del suo furgone, di essere seguito dalla Ford Focus sulla quale viaggiavano le due vittime. Preoccupato, aveva allertato i carabinieri, poi, non avendo più visto quella macchina, aveva pensato che tutto fosse tornato alla normalità.
Per questo si era fermato in piazza Galilei, nei pressi di un bar e della scuola media, dove, all'improvviso, si era trovato di fronte, peraltro contromano, la Ford Focus, che il conducente – ha aggiunto- aveva parcheggiato in modo da sbarrargli il transito.
Secondo D'Angelo, i due occupanti sarebbero scesi impugnando una pistola e lui, a quel punto, aveva fatto altrettanto, uscendo dall'abitacolo e sparando. Poi si era allontanato ed aveva fatto scattare l'allarme.
Il 52enne ha ripercorso la conflittualità esistente con i Morgillo, retrodatandone l'inizio all'aprile dello scorso anno, quando a Santa Maria a Vico era rimasto coinvolto in un incidente, finito al centro di un procedimento della Procura di Santa Maria Capua Vetere, con Gennaro Morgillo, allora 30enne, figlio di Mario. I due si erano poi incrociati a distanza di alcuni mesi, quando lo stesso 30enne si era trasferito a Durazzano perchè colpito dal divieto di dimora nella provincia di Caserta. Una situazione inevitabilmente complicata, rapporti tesi. Infine, la domenica prima del delitto, lo 'scontro' in un bar.
Come anticipato ieri, lunedì il medico legale Antonio Palmieri riceverà dal Pm l'incarico delle autopsie. Esami ai quali potrebbero prendere parte sia consulenti dei familiari di Morgillo e Romano, sia dell'indagato, che supporteranno i dati che emergeranno dagli accertamenti balistici. Le indagini dei carabinieri puntano a stabilire se davvero le vittime fossero in possesso di un'arma che non è stata ritrovata, e, nel caso fosse così, ad accertare se abbia sparato.
