Corruzione, malaffare e "diplomazia giuridica"

A Roma la presentazione di un volume di Durante Mangoni e Tartaglia Polcini

Benevento.  

Verrà presentato martedì 9 aprile, a Palazzo Giustiniani, in via della Dogana Vecchia 29 a Roma, il volume “La diplomazia giuridica”, a cura del ministro plenipotenziario Alfredo Durante Mangoni e del magistrato Giovanni Tartaglia Polcini del Coordinamento Attività Internazionali Anticorruzione, Ministero degli Affari Esteri.

Interverranno l’ambasciatrice Elisabetta Belloni, segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l'avvocato Paola Severno, rappresentante speciale Presidenza OSCE per la lotta alla corruzione, Alfonso Bonafede, ministro della Giustizi, Francesco Viganò, giudice della Corte Costituzionale, Raffaele Cantone, presidente Autorità Nazionale Anticorruzione, Federico Cafiero De Raho, Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. Modererà il direttore di La Stampa Maurizio Molinari.

In una nota si legge che "l'Italia è in prima linea nelle attività internazionali di contrasto alla corruzione ed al malaffare. I nostri modelli normativi e operativi che guidano l’azione giudiziaria ed amministrativa incontrano grande interesse all’estero. In questa ottica, la Farnesina sta sviluppando un’azione di «diplomazia giuridica» per promuovere iniziative bilaterali e multilaterali a sostegno di ambienti economici orientati alla legalità, in cui le nostre imprese possano concorrere in trasparenza e in condizioni di parità".

L’obiettivo di queste azioni "è la tutela della reputazione del Paese, riducendo lo iato tra percezione all’estero e realtà dell’ordinamento giuridico e del sistema economico, nei quali i presidi anticorruzione, antimafia ed antiriciclaggio hanno dato prova di solidità ed efficacia. Il volume aspira a delineare, per la prima volta a livello scientifico, una sistematizzazione organica del concetto di diplomazia giuridica, accompagnata dalla descrizione delle relative prassi maturate nell’azione dei rappresentanti italiani impegnati in sede bilaterale e multilaterale su questi temi".

La diplomazia giuridica consente "un viaggio nello spazio e nel tempo verso migliori modelli normativi. Nello spazio, essa permette di traslare, condividere ed esportare norme, istituti, modelli organizzativi e sistemi di valori. Nella misura in cui individua e studia le best practices diffusesi o affermatesi altrove, essa consente di anticipare scenari, come in un ipotetico viaggio nel tempo. Spesso avviene che modelli nazionali – indicati o riconosciuti come termini di riferimento – assurgano a standard nelle sedi multilaterali e, attraverso meccanismi convenzionali, finiscano per condizionare, permeandola, la legislazione nazionale di domani".

Ciò accade "per i modelli italiani antimafia ed anticorruzione, per le nostre esperienze di prevenzione del riciclaggio di capitali illeciti e per le nostre banche dati e tecniche investigative; o ancora per la responsabilità delle persone giuridiche e per la destinazione a finalità sociali dei beni confiscati. L’Anac e la Dna costituiscono oggi modelli globali cui si riferiscono numerosi ordinamenti e quadri multilaterali. Studiare in via preventiva e in maniera approfondita i fenomeni criminali, sul piano transnazionale, offre un approccio inedito per agganciarli e governarli nel miglior modo possibile".