Immobile per centro migranti a Calvi, dieci indagati

Chiusa l'inchiesta del pm Di Lauro e dei carabinieri

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Benevento.  

Sono dieci le persone che compaiono nell'avviso di conclusione dell'inchiesta del sostituto procuratore Maria Gabriella Di Lauro e dei carabinieri su un immobile destinato, a Calvi, ad accogliere un centro per migranti.

Si tratta di una vicenda rimbalzata all'onore delle cronache nel marzo 2017, quando era stato eseguito un sequestro, nella quale sono stati chiamati in causa, a vario titolo, Luciana Bocchini, 84 anni, Mariano Bocchini, 81 anni, di San Giorgio del Sannio, rispettivamente proprietaria dello stabile e committente dell'intervento sullo stesso, operato dalla ditta di cui è legale rappresentante Veronica La Rocca, 36 anni, di Benevento; Michele Intorcia, 69 anni, di Benevento, direttore e progettista dei lavori, Nunzia Romano, 47 anni, amministratore della Luanfra, la società che gestisce la struttura, ed il responsabile della stessa, Angelo Collarile, 47 anni, di Sant'Angelo a Cupolo.

Per tutti l'ipotesi di reato di violazioni edilizie, prospettata in relazione ai lavori che sarebbero stati effettuati per adibire l'edificio, “in assenza del permesso a costruire, del cambio di destinazione d'uso e del relativo certificato di collaudo strutturale adeguato alle norme sismiche vigenti, del certificato di agibilità – abitabilità in riferimento alla prescelta destinazione d'uso”.

Per Guido Scala, 42 anni, di Benevento, e Francesco Gigliotti, 72 anni, di San Leucio del Sannio, tecnici incaricati, un'ipotesi di falso addebitata rispetto all'attestazione di agibilità e abitabilità dell'immobile.

Nell'elenco compaiono anche Laura Spina, 48 anni, Francesco Colonna, 49 anni, di Benevento, ai quali viene contestata la presunta tentata turbativa dell'asta giudiziaria presso il Tribunale, nel 2016, per un appartamento in via Cupa Santa Lucia.

Difesi dagli avvocati Nazzareno Lanni, Massimiliano Cornacchione, Nino Lombardi, Guido Principe, Luciano Meletopoulos e Rosalba Viglione, gli indagati hanno venti giorni per depositare memorie o chiedere di essere ascoltati, poi il Pm procederà alle eventuali richieste di rinvio a giudizio.