Il sostituto procuratore Francesca Saccone ha chiesto l'archiviazione, alla quale si sono opposte le parti offese. Ecco perchè sarà il gip Loredana Camerlengo, dinanzi al quale si è tenuta questa mattina la camera di consiglio, a decidere se debba concludersi o proseguire (o disporre l'imputazione coatta) l'inchiesta a carico di due medici: uno di base, l'altro del 118, e di un infermiere dello stesso servizio di emergenza, chiamati in causa per la morte di una 69enne di Pago Veiano avvenuta il 3 marzo del 2017.
Secondo una prima ricostruzione, la pensionata avrebbe accusato un malore il 1 marzo. Per questo era stato contattato un medico che le aveva diagnosticato una gastroenterite e le aveva prescritto una terapia. Le sue condizioni non erano però migliorate, al punto da ritenere necessario, il giorno dopo, l'intervento del 118. Sottoposta? alle cure del caso, la malcapitata era rimasta a casa, dove, la mattina successiva, era stata rinvenuta senza vita.
I familiari, assistiti dall'avvocato Angelo Leone, avevano presentato una denuncia ai carabinieri, innescando l'avvio dell'attività investigativa. Di qui l'autopsia, affidata alla dottoressa Natascia Pascale, che l'aveva eseguita alla presenza del professore Fernando Panarese (per i congiunti della vittima) ed i dottori Teresa Suero e Valentino Meninno, per gli indagati.
La relazione della consulente del Pm ha escluso responsabilità dei sanitari, ritenendo che “i sintomi lamentati dalla paziente erano riconducibili ad una gastroenterite acuta, una patologia sovrapponibile allo scompenso cardiaco acuto”, la causa della morte della donna, affetta da una cardiomiopatia. Conclusioni che hanno indotto il Pm a proporre l'archiviazione dell'indagine, sulla quale si pronuncerà il Gip, nei confronti delle tre persone, difese dagli avvocati Mariano Goglia, Claudio Fusco ed Italo Palumbo.
