Dodici condanne e quattro assoluzioni sono state decise questo pomeriggio dal giudice Francesca Telaro al termine del processo nei confronti delle sedici persone chiamate in causa da un'inchiesta in materia di rifiuti rimbalzata all'attenzione dell'opinione pubblica nel luglio del 2013.
Queste le pene stabilite: esclusa la recidiva, 3 anni e 85mila euro di multa a Giustino Tranfa, 52 anni; 2 anni e 4 mesi e 65mila euro di multa a Concettina e Loredana Tranfa, 54 e 45 anni, di Ceppaloni; 6 mesi e 10mila euro di multa ad Antonio Simiele, 49 anni, Anicia Rivera Francia De La Alta, 50 anni, Mario Piccolo, 50 anni, Giancarlo Porcaro, 57 anni; 1 anno e 2 mesi e 10mila euro di multa a Marco Pancione, 35 anni; 9 mesi e 15mila euro di multa a Carmine Marinelli, 49 anni, Giampiero Marinelli, 41 anni, Luca Marinelli, 48 anni; 1 anno a Michele Marranzini, 49 anni, difesi dagli avvocati Marcello D'Auria, Raffaele Tecce, Goffredo Grasso, Leopoldo Papa, Domenico De Chiaro, Dario Vannetiello, Giuseppe Liccardi, Ferdinando Maria Pellini. Pena sospesa per Simiele, Pancione, De La Alta, Piccolo, Marranzini e Porcaro.
Assolti, invece, per non aver commesso il fatto, Nicola Romano, 62 anni, Roberto Ranauro, 53 anni, Giovanni Rotondo, 51 anni, e Giuseppe Maio, 58 anni, assistiti dagli avvocati Luca Cavuoto, Carlo De Pascale, Enrico Antonio Ormanni, Alfonso Trapuzzano, Domenico D'Anna e Vincenzo Mormile.
L'accusa, rappresentata dal vpo Antonella Santaniello, aveva proposto la condanna di tutti gli imputati a pene tra 6 mesi e 2 anni.
Come più volte ricordato, al centro dell'indagine condotta dalla Forestale – era stata avviata dal sostituto procuratore Antonio Clemente e poi trasmessa, per competenza, alla Dda partenopea – era finita l'attività della Maemi srl di Ceppaloni, gestita di fatto da Giustino Tranfa, tirato in ballo con una serie di titolari di ditte e con Concettina e Loredana Tranfa, rispettivamente amministratore unico della Maemi srl da luglio 2010 a maggio dell’anno seguente, e addetta amministrativa di fatto dell’azienda.
Una società presso il cui impianto sarebbero stati smaltiti rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi. Un sito che, secondo gli inquirenti, non avrebbe potuto riceverli perchè l'autorizzazione era scaduta nel maggio 2010.
La sentenza di primo grado è l'epilogo di un processo con una storia a dir poco tribolata, tra incompatibilità, trasferimenti e diversi incarichi dei magistrati ai quali era stato assegnato. Cinque anni e sette mesi fa – era l'ottobre 2013 – i rinvii a giudizio stabiliti dal gup del Tribunale di Napoli, che nella stessa occasione aveva anche definito un patteggiamento ed un'assoluzione con rito abbreviato.
In una nota gli avvocati Trapuzzano, D'Anna e Mormile esprimono "piena soddisfazione" per l'assoluzione del loro assistito, Nicola Romano, amministratore della società Romano Costruzioni & C. srl.: “Siamo estremamente soddisfatti del risultato ottenuto. L'assoluzione, con formula piena, per non aver commesso il fatto, stabilisce una misura di verità e giustizia che riabilita l’operato del nostro assistito".
