Cassa Morcone: "Carenze nelle indagini", "pene sproporzionate"

Arringhe dei difensori dei quattro membri del Cda. Si torna in aula a settembre

Benevento.  

“Indagini con gravi carenze”, il “mancato accertamento di chi aveva fatto le operazioni”, la “sproporzione” delle pene proposte rispetto a quelle patteggiate nel 2015. Sono stati questi, complessivamente, i temi a quali sono state ispirate le arringhe dei difensori dei quattro membri del Cda della Cassa di mutualità di Morcone, per i quali, al pari dei tre componenti il collegio sindacale, il pm Patrizia Filomena Rosa ha chiesto la condanna a 6 anni per bancarotta patrimoniale fraudolenta, bancarotta fraudolenta documentale e bancarotta preferenziale.

In aula gli interventi degli avvocati Roberto Prozzo (per Nicola Parcesepe e Guglielmo Fusco), Domenico Russo (per Pasquale Rinaldi), Aurelio Di Mario e Francesco Del Basso (per Antonio Parlapiano).

Punto di partenza delle loro riflessioni, la situazione di “soci che hanno beneficiato di interessi a tassi particolarmente vantaggiosi, con il paradosso di avere come parti civili soggetti che sono indicati come beneficiari di bancarotte preferenziali”.

Nel mirino dei rilievi sono finiti lo svolgimento dell'attività investigativa e la gestione della liquidazione. “Nessuno si è preoccupato di ricostruire quello che era successo verificando le buste di giornata con i documenti delle operazioni. L'esame puntuale della documentazione avrebbe consentito di accertare chi aveva fatto tutte le operazioni”, hanno tuonato i legali, che hanno poi puntato il dito contro la richiesta di condanna, definita “immotivata rispetto alla concreta condotta”, avanzata dal Pm, con una “sproporzione” rispetto alle pene patteggiate da altri due imputati (2 anni, 11 mesi e 29 giorni per il presidente del Cda, 2 anni e 6 mesi per un consigliere ndr) “con posizioni più gravi e anche per reati oggi prescritti”.

Il processo riprenderà il 17 settembre: spazio alla discussione dei difensori dei tre rappresentati del collegio sindacale, cui dovrebbe seguire la sentenza del Tribunale sulla Cammo, società cooperativa a responsabilità limitata, che, dopo essere stata posta in liquidazione coatta amministrativa il 16 novembre del 2011 con un provvedimento del Ministero dello Sviluppo economico, era stata dichiarata in stato di insolvenza dal Tribunale di Benevento nell'aprile del 2012.