Telecamera nel bagno di colleghe di lavoro, giovane indagato

Imputazione coatta per un 30enne di Pietrelcina

telecamera nel bagno di colleghe di lavoro giovane indagato
Benevento.  

Non solo il licenziamento, ma anche, a questo punto, un possibile processo per una vicenda alla quale si ritiene estraneo. Non ho collocato io quella telecamera nel bagno delle donne, continua a ripetere. La Procura aveva proposto che l'indagine a suo carico venisse archiviata, ma la parte offesa si è opposta con argomentazioni che hanno indotto il gip Maria Ilaria Romano, al termine della camera di consiglio di questa mattina, a disporre l'imputazione coatta – il Pm dovrà avanzare, dunque, la richiesta di rinvio a giudizio – nei confronti di un 30enne di Pietrelcina, al quale è contestata l'interferenza illecita nella vita privata.

Un'accusa ravvisata in ciò che il giovane, difeso dall'avvocato Spartico Capocefalo, avrebbe combinato nel 2018. Quando, mentre era dipendente di un'azienda – è assistita dall'avvocato Marcello D'Auria -, avrebbe installato una telecamera nella toilette riservata alle colleghe di lavoro. Un gesto assurdo che è davvero complicato ascrivere nel novero delle goliardate.

L'apparecchiatura era però stata scovata, comprensibile il timore che fino a quel momento avesse registrato immagini di intimità. Una circostanza che, per fortuna, non si era verificata, probabilmente per problemi tecnici. Zero frame, insomma, ma ciò non aveva bloccato la ricerca del responsabile.

I sospetti si erano concentrati su un addetto, diventando talmente forti da spingere l'impresa a licenziarlo. Con una decisione poi confermata dal giudice del lavoro Cassinari anche alla luce delle testimonianze raccolte. Era scattata, parallelamente, anche una denuncia alla polizia da parte dei titolari della ditta, con l'avvio di un'inchiesta sfociata in una richiesta di archiviazione giustificata dall'incertezza relativa all'identità dell'autore.

Di diverso avviso il giudice, che, grazie alla documentazione proveniente dalla causa di lavoro, ha, come detto, disposto l'imputazione coatta, perchè dagli “atti già acquisiti risultano elementi idonei a sostenere l'accusa”.