Morte Maria, niente Dna da tracce biologiche su alcuni abiti

Depositata la perizia disposta nell'indagine sulla fine della bimba di S. Salvatore Telesino

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Benevento.  

Avevano ricevuto l'incarico l'8 aprile dello scorso anno, nei giorni scorsi hanno depositato le loro conclusioni. Quelle firmate dai periti - i professori Cristoforo Pomara, Ciro Di Nunzio (con il chimico Aldo Di Nunzio) e Francesco Sessa- chiamati ad eseguire una serie di accertamenti disposti nell'incidente probatorio – il 24 marzo l'appuntamento dinanzi al gip Vincenzo Landolfi - sollecitato dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo nell'inchiesta sulla morte di Maria la bimba di 9 anni che il 19 giugno del 2016 era stata trovata morta, annegata, nella piscina di un casale a San Salvatore Telesino.

Nove mesi di lavoro per gli specialisti, scanditi da analisi condotte con nuove metodiche e anche dalla riesumazione della salma della piccola per una ulteriore autopsia dopo quella curata all'epoca dal professore Claudio Buccelli e dal medico legale Monica Fonzo; uno sforzo che, complice il tempo trascorso e la scarsa quantità del materiale, non sarebbe sfociato nell'estrapolazione di Dna, utilizzabili, dalle tracce di saliva, sangue e liquido seminale rinvenute su alcuni indumenti: il jeans indossato dalla piccola la sera in cui la sua vita era stata spezzata per sempre; un pigiama e una canottiera della stessa che erano stati trovati nella sua casa: il pantalone di Daniel Ciocan, il giovane rumeno indagato per omicidio e violenza sessuale.

Una ipotesi di reato, quest'ultima, estesa anche ai genitori di Maria dopo l'archiviazione della posizione di Cristina Ciocan (le era stato addebitato il concorso in omicidio), sorella di Daniel, stabilita dal gip Flavio Cusani un anno fa.

Attenzione puntata, infine, su una maglietta sequestrata nell'appartamento in cui abitava Maria, sulla quale sarebbero stati individuati i profili genetici del papà e, in misura minore, della mamma: una circostanza, quella della presenza contemporanea dei Dna dei genitori, che ha reso impossibile individuare con certezza se esista eventualmente anche quello della minore.

Quanto all'ora della morte, sarebbe stato confermato l'intervallo già definito in precedenza – almeno 1-3 ore dall'ultimo pasto-, mentre lo stesso non sarebbe accaduto per gli abusi sessuali prospettati che, dallo studio delle foto, non sarebbero emersi.

Alle operazioni dei periti hanno partecipato i consulenti di parte: i professori Fernando Panarese -per Daniel Ciocan, difeso dall'avvocato Salvatore Verrillo-, Tatiana Mangiullo e Marina Baldi, per i genitori di Maria, rappresentati dagli avvocati Fabrizio Gallo e Serena Gasperini.

In una dichiarazione rilasciata a Le cronache lucane, la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa di Daniel Ciocan, sostiene che "le conclusioni delle nuove perizie disposte dalla procura non aggiungono niente di nuovo a questo caso di morte accidentale in una bambina abusata. Le ripeto la soluzione di questo caso è agli atti dal luglio 2016. Mi aspetto che la procura di Benevento segua le indicazioni fornite dai giudici del Riesame di Napoli e da quelli della Cassazione".