Studenti intossicati dal monossido, chiesta una condanna

L'episodio nel 2016 al cinema San Marco. L'accusa: 3 mesi a Faraonio. La difesa: va assolta

studenti intossicati dal monossido chiesta una condanna
Benevento.  

La paura provata la sera del 20 gennaio di quattro anni fa possono ricordarla solo i genitori dei tanti studenti di scuole superiori di Benevento e della provincia rimasti intossicati dal monossido di carbonio che si era sprigionato nella sala dell'ex cinema San Marco di Benevento, nella quale stavano prendendo parte ad un convegno del Festival filosofico del Sannio al quale era stato invitato, come relatore, Massimo Recalcati.

Uno di loro è l'avvocato Vincenzo Regardi: “Ringrazio, io più di tutti, per ciò che non è avvenuto quel giorno, perchè se i ragazzi avessero dato retta ai loro accompagnatori, adesso staremmo purtroppo parlando di qualcosa di molto più grave che, fortunatamente, non è accaduto...”, ha detto nel suo intervento, in qualità di legale di parte civile, nel processo, dinanzi al giudice Francesca Telaro, a carico di Gina Pompea Faraonio, legale rappresentante della 'Fa.Fa snc', la società che gestiva i locali, imputata di di lesioni colpose ed immissione di fumi dannosi.

Per lei l'accusa, rappresentata dal viceprocuratore onorario Antonella Santaniello, ha chiesto la condanna a 3 mesi, “perchè la vicenda non può essere ricondotta al caso, ma alla negligenza dell'imputata rispetto alla manutenzione dell'impianto di riscaldamento, della caldaia”.

Nessun dubbio sulle responsabilità, secondo Regardi- le sue argomentazioni sono state condivise dagli altri legali delle sessantotto parti civili, che hanno depositato per iscritto le loro conclusioni-, che ha poi espresso i suoi dubbi sulla qualificazione giuridica del fatto, che a suo dire “doveva essere diversa”.

Diametralmente opposte le ragioni illustrate dall'avvocato Angelo Leone, uno dei difensori, che ha sollecitato l'assoluzione di Faraonio perchè il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto. Si è trattato di un evento – ha affermato – non prevedibile o eliminabile da Faraonio, in possesso del certificato antincendio rilasciato nel febbraio 2012, con valenza quinquennale, per un impianto installato dal Comune in precedenza e sottoposto regolarmente a manutenzione.

Dati contenuti nei documenti esibiti da Faraonio al termine di una dichiarazione spontanea in aula, con la quale si è detta “dispiaciuta per ciò che è accaduto, per i ragazzi presenti”, aggiungendo che mai si era trovata “in una simile situazione”.

Il 24 marzo, dopo l'arringa dell'avvocato Dario Vannetiello, la sentenza del giudice su un caso per il quale nei confronti di Faraonio sono state prospettate condotte di presunta “negligenza, imprudenza ed imperizia”, per non aver provveduto alla manutenzione ordinaria del sistema caldaia – canna fumaria, il cui malfunzionamento – secondo gli inquirenti -, dovuto “sia alla sua errata installazione in difformità alle leggi e norme vigenti, sia all'accumulo di fuliggine alla base della canna fumaria che aveva ostruito completamente l'imbocco del canale da fumo della stessa, aveva provocato emissioni di monossido di carbonio in concentrazione massima superiore alla soglia pari a 40 ppm, tale da cagionare una intossicazione da monossido”.

L'udienza è stata scandita anche dall'escussione di uno dei due agenti della Volante intervenuti sul posto, all'epoca, a distanza di qualche ora. “Non entrammo nella struttura, i vigili del fuoco ce l'impedirono perchè il livello del gas era quasi il doppio del limite soglia”, ha raccomtato,

Oltre che da Regardi, le parti civili sono rappresentate dagli avvocati Roberto Pulcino, Alessandro Della Ratta, Pietro Farina, Tonino Biscardi, Nicola Covino, Pierluigi Pugliese, Mario Cecere, Massimiliano Cornacchione, Elena Cosina, Antonio Laudanna, Nunzia Meccariello, Francesco Iacuzio, Maurizio Giannattasio, Lucio Giuseppe Martino, Mariangela Crisci, Vittorio Fucci, Angelo Montella, Teresa Napolitano, Antonella Maffei, Paolo Abbate, Fiorita Luciano, Mario Izzo, Katia Iannotti, Antonio Suppa e Giuseppe Sauchella.