Truffa indennità disoccupazione, stop inchiesta su 11 indagati

Sono coloro per i quali è stata ipotizzata l'associazione. Stralcio posizione di altri 99 indagati

truffa indennita disoccupazione stop inchiesta su 11 indagati
Benevento.  

Meno di un mese fa – era il 16 gennaio – il blitz, ora la chiusura dell'inchiesta per undici delle centodieci persone chiamate in causa dall'indagine del sostituto procuratore Maria Gabriella Di Lauro e della guardia di finanza su una presunta truffa in materia di indennità di disoccupazione. L'avviso di conclusione riguarda, in particolare, coloro per i quali è stata prospettata l'ipotesi di associazione per delinquere – vengono contestati, a vario titolo, anche truffa aggravata ai danni dello Stato, reati tributari, riciclaggio e all'autoriciclaggio-.

Si tratta di Cosimo Tiso, 52 anni, di Sant'Angelo a Cupolo, indicato come promotore e dominus, Gaetano De Franco, 44 anni, Raffaele Bozzi, 56 anni, di Benevento, Gabriella Musco, 44 anni, di Benevento, Arturo Russo, 58 anni, di San Nicola Manfredi, tutti agli arresti domiciliari su ordine del gip Gelsomina Palmieri; Maria Rosaria Canu, 48 anni, di Sant'Angelo a Cupolo, Tullio Mucci, 48 anni, e Maurizio Marro, 57 anni, di Benevento, Piergiuseppe Bordi, 41 anni, e Pasqualino Pastore, 54 anni, anche loro della città, ai quali era stato applicato l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, due volte al giorno.

Nessuna misura era stata invece disposta per Sergio Antonio Fiscante, 57 anni, di Benevento. Impegnati nella difesa gli avvocati Ettore Marcarelli, Antonio Leone, Federico Paolucci, Gerardo Giorgione, Grazia Sparandeo, Mario Villani, Nicola Caroppi e Domenico Cristofaro.

Stralciata invece la posizione degli altri 99 indagati- i beneficiari-, residenti tra Benevento, Avellino, Salerno, Napoli, Caserta, Roma, Reggio Calabria, Novara, e in più centri delle stesse province: Pannarano, Telese, Fragneto L'Abate, Pietrelcina, Molinara, Castelvetere di Valfortore, San Potito Ultra, Capriglia, Nusco, Atripalda, Monteforte, Chianche, Salza Irpina, Taurasi, Roccabascerana, Gragnano, Maddaloni, Bagnara Calabra.

Nel mirino degli inquirenti, come è noto, è finito un reticolo di società, definite cartiere, che sarebbero servite da un lato per utilizzare ed emettere fatture per operazioni inesistenti e, dall'altro, adoperate per l'assunzione fittizia di personale, per consentire la percezione indebita di indennità di disoccupazione in seguito al licenziamento. Indennità “accreditate sui conti correnti accesi dai beneficiari e versate in tutto o in parte ai vertici” della presunta associazione.