Obbligo di firma tre volte a settimana. E' la misura disposta dal gip Gelsomina Palmieri per Gianluca Intisi, 48 anni, Primo Aniello De Luca, 37 anni, e Nazzareno Tresca, 36 anni, i tre beneventani, già noti alle forze dell'ordine, arrestati lunedì – erano ai domiciliari- dalla Volante per il furto di rame in una fabbrica in disuso alla contrada Torrepalazzo.
La decisione è arrivata al termine dell'udienza di convalida di questa mattina, nel corso della quale i tre indagati -Intisi e De Luca sono difesi dall'avvocato Claudio Fusco, Tresca dall'avvocato Francesco Fusco – hanno offerto la loro versione dei fatti. Tutti hanno sostenuto che per tirare avanti raccolgono ferro e rame che poi vendono ad una ditta di Napoli. Fili di rame estratti dalla plastica che li custodisce, certo non quelli, non 'puliti', che avevano trovato nei sacchi, peraltro deteriorati, che qualcuno, a loro dire, aveva in precedenza accantonato all'esterno di quel capannone abbandonato e oggetto di sequestro penale.
Loro, che avevano una Multipla e una Lybra a distanza, hanno ammesso di aver scoperto il metallo in uno dei giri che fanno normalmente, e che sarebbero ripassati a prenderlo con bustoni adeguati. Hanno escluso però di averlo strappato dall'interno della struttura, spiegando anche l'utilizzo della pinza e della tenaglia che erano state rinvenute nelle due auto.
Una ricostruzione alternativa che, rispetto ai gravi indizi di colpevolezza, non ha convinto la dottoressa Palmieri, che ha però ritenuto l'obbligo di firma una misura adeguata a garantire le esigenze cautelari.
