Gli studi legali possono o no restare aperti? E' la domanda rivolta dall'Organismo congressuale forense – il coordinatore è Giovanni Malinconico, tra i delegati figura Francesco Del Grosso – al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
“Dopo la conferenza stampa di Conte – scrive Malinconico – si è diffuso un elenco di attività commerciali consentite, tutte individuate con il codice Ateco”. Nell'elenco, pubblicato da più organi di informazione ed attribuito “a fonte governativa attendibile seppur ufficiosa”, tra le attività per le quali sarebbe consentita “una apertura – pur limitata – non sono contemplati gli studi legali”.
Se la notizia fosse confermata – aggiunge -, “gli avvocati italiani e i loro collaboratori, non potendo ricevere alcuno e non potendo accedere ai propri studi (e quindi ai documenti e ai propri strumenti professionali) si troverebbero nell'impossibilità di assicurare alle persone, alle organizzazioni e alle imprese la propria assistenza in quegli stessi affari che pochi giorni orsono il D.L. 18/2020 ha individuato tra le attività essenziali e indifferibili”.
E ancora: “Da tale (ipotetica) esclusione deriverebbe un gravissimo pregiudizio ai diritti dei cittadini e delle organizzazioni sociali e produttive del nostro Paese, conseguenza che aggiungerebbe, ai gravissimi danni che l'epidemia sta causando, un inammissibile arretramento della nostra civiltà giuridica”.
Da qui la richiesta a Bonafede di verificare la fondatezza della notizia e, nel caso fosse confermata, di “porre adeguato rimedio perchè il problema ha una grandissima urgenza”.
