Giorno 21 anno Domini 2020. “Chi è l'ultimo?”, chiede con una innata gentilezza un'anziana. Indossa la mascherina e ha un carrello della spesa. Sono le 8.30 e siamo già in tre dinanzi alla farmacia, in attesa che apra i battenti. Lei è appena arrivata un tantino trafelata: ringrazia e si mantiene a debita distanza.
In altri tempi ne avrebbe approfittato, forse, per scambiare qualche parola, giusto per ingannare il tempo, ma adesso no. Siamo tutti muti, stiamo sempre più perdendo il gusto delle relazioni, anche quelle occasionali, che hanno sempre accompagnato la nostra vita. Il viale Mellusi è praticamente deserto, che bravi tutti coloro che osservano le disposizioni e non solo in questa zona della città.
Un esempio positivo in un panorama che su altri versanti è invece desolante e preoccupante. Come definire altrimenti le situazioni registrate nelle ultime ore in una provincia che speravamo mantenesse la sua alterità rispetto ad altri territori drammaticamente segnati dall'emergenza sanitaria, che sopporta multe e privazioni perchè si augura che servano, che legge con il fiato sospeso, spaventandosi, e non perchè ne abbia colpa, ogni sciocchezza?
Dove si è nascosto il rumore? Siamo quasi felici quando ascoltiamo quello delle auto che transitano con il contagocce, che dio ci risparmi il suono angosciante delle ambulanze che si diffonde senza tregua, purtroppo, in altre realtà. Hai voglia a dire che il silenzio è benefico, che ci permette di far pace con noi stessi, che ci spinge alla riflessione. Alzi la mano chi non ha avuto voglia, in queste settimane, di lanciare un urlo, di gridare la propria rabbia per ciò che ci sta succedendo.
“Paola si doveva sposare ad agosto, ma ora deve rimandare”, si rammarica una signora che passa sul marciapiede opposto. La sua voce è perfettamente distinguibile. “Che peccato, tutto per colpa do virùs”, le risponde una amica che è con lei. Mi scappa un sorriso, che spettacolo e che magia quel virùs, altro che coronavairus.
La farmacia è finalmente accessibile, qualche minuto e ne sono fuori. L'anziana in fila mi segue poco dopo. E' ritta come una quercia, uno degli alberi che hanno piantato le radici in questo Paese e l'hanno fatto forte.
