Giorno 23 anno Domini 2020. Per fortuna c'è il sole a riscaldare i nostri cuori. Mica penserete che possano farlo quegli squallidi spettacolini televisivi dal sapore para religioso e smaccatamente propagandistico, quelle mani giunte nella preghiera, quei volti contriti che servono ad incollare dinanzi agli schermi una platea di consumatori dei prodotti di cui fanno la pubblicità?
Che vergogna, avanti con la speculazione più bieca, con la strumentalizzazione a fini politici – siete convinti che funzioni?- di un sentimento che ciascuno di noi può o meno nutrire. Si chiama fede, beati coloro che la coltivano senza indugi e senza tentennamenti, blindati dalle loro profonde convinzioni. Attraversa comunque le nostre esistenze, dà un senso alle stesse, le permea della necessaria fiducia per tirare avanti comunque, nonostante le difficoltà, nonostante i problemi quotidiani.
Figurarsi adesso che “fitte tenebre si sono addensate” ha detto Papa Francesco, invocando “la benedizione di Dio”; che il mondo si interroga sul suo futuro, che ciascun genitore si tormenta al pensiero di cosa accadrà ai propri figli, ai propri cari.
Vergogna e ancora vergogna. La preghiera è condivisione, non è un monologo egoistico, non è l'extrema ratio alla quale ricorrere quando le hai provate tutte e sei disperato. Non è superstizione, non è il cornetto rosso da accarezzare al momento giusto nel tentativo di allontanare ed esorcizzare il malocchio.
Si sostanzia di azioni concrete, non di rosari esibiti e baciati sotto gli occhi della gente e mentre le telecamere ti riprendono con l'inquadratura che hai preteso perchè ritieni che ti doni di più; significa accettare l'altro, l'emarginato, il diverso, il meno fortunato, senza trasformarli, urlando con ferocia, nel facile bersaglio della caccia al consenso elettorale.
L'Eterno riposo lo ripete spessissimo chi ha perso un familiare, e lo fa per tutti, anche per chi professa un credo diverso. Figurarsi coloro che hanno dovuto fare i conti, in queste settimane, con la dolorosissima tragedia delle migliaia e migliaia di persone sopraffatte da questo stramaledetto virus.
C'è un modo, per i protagonisti di quella insulsa pagliacciata, di redimersi: basterà annunciarlo con le solite trombe, promettendo “novità clamorose, e farlo poi in diretta. Stando attenti, ovviamente, ad imbottire il più possibile di spot a pagamento gli intervalli tra una parola e l'altra di scuse. Per rispetto di chi crede e dell'intelligenza.
