Camere penali: no alla smaterializzazione del processo

Incontro tra Unione e presidenti Camere dei distretti di Ancona, L’Aquila, Roma, Napoli, Salerno

camere penali no alla smaterializzazione del processo
Benevento.  

E' stata riservata ai trenta presidenti della Camere penali dei distretti di Ancona, L’Aquila, Roma, Napoli, Salerno – tra loro il vertice della Camera penale sannita, Domenico Russo – la terza giornata di incontri in videoconferenza con l’Unione delle Camere penali italiane.
Nella sua introduzione, il presidente dell’Unione ha ripercorso le iniziative della Giunta per interventi urgenti sul sovraffollamento e il rischio di contagio nelle carceri ed oggi per la battaglia contro la smaterializzazione del processo penale. “Si tratta di un duro attacco – si legge in una nota - ai principi del giusto processo che chiama l’Avvocatura penale alla denuncia per l’incompatibilità non solo con i principi costituzionali ma con l’essenza stessa del ruolo del difensore nel rito accusatorio”.

Argomenti al centro dei trenta interventi che si sono susseguiti per tre ore, puntando l'attenzione, innanzitutto, “sull’approvazione degli emendamenti in sede di Commissione bilancio del Senato che ha consolidato il progetto governativo di celebrazione delle udienze da remoto, prevedendo che il giudice si colleghi da luoghi ignoti con le altre parti del processo, che a distanza si tengano le attività di udienza e la camera di consiglio: un’aberrazione che tutti i penalisti denunciano, chiedendo al Parlamento di non approvare una legge certamente incostituzionale”.

E' stato ricordato che “in ogni sede si moltiplicano le iniziative, nelle forme possibili al tempo dell’emergenza sanitaria, per sensibilizzare tutta l’Avvocatura penale sul rischio della liquidazione del rito accusatorio; i Presidenti delle singole Camere penali porteranno questa denuncia anche nell’interlocuzione con i Presidenti dei Consigli dell’Ordine, con i capi degli Uffici giudiziari e con i singoli magistrati”.

Nel mirino sono poi finite “situazioni di difficoltà dovute alla sostanziale assenza del personale di cancelleria: lo smart working non consente di conoscere tempestivamente le date di rinvio delle udienze e dunque di potere informare dell’andamento del processo i propri assistiti.
È stato dato conto dei protocolli sottoscritti, sottolineando come le linee guida abbiano avuto ad oggetto solo le udienze di convalida e le direttissime nel periodo di blocco dell’attività, consentendo la partecipazione a distanza della persona arrestata e prevedendo la scelta, per il difensore, della sede per la sua partecipazione ma mai consentendo la smaterializzazione dell’aula di udienza e la collocazione del magistrato in luogo diverso”.

L’avvocato Roberto D’Errico, in rappresentanza della Presidenza del Consiglio delle Camere penali, ha “nuovamente manifestato la condivisione della denuncia della smaterializzazione del processo, emersa anche nei precedenti incontri, raccogliendo l’indicazione di molti Presidenti affinché, dopo gli incontri con la Giunta, la discussione si possa svolgere – nelle forme possibili – anche in sede di Consiglio”.
Sulla condizione del carcere i presidenti hanno “sottolineato la assoluta non incidenza dei provvedimenti governativi per la mancanza dei cd. braccialetti elettronici. Le detenzioni domiciliari sono state sinora concesse dalla magistratura di sorveglianza ricorrendo agli strumenti ordinari previsti dalla legge n. 199/2010”.

La Giunta ha infine licenziato il documento precedentemente discusso sull’emendamento approvato al Senato ed ha espresso apprezzamento per la posizione assunta dal Consiglio Nazionale forense, che “ha fortemente stigmatizzato la proposta emendativa formulata dal Governo che, nel dl Cura Italia, prevede la indiscriminata estensione del processo penale telematico anche nei casi dei procedimenti non urgenti, con conseguente svilimento del ruolo del difensore, del diritto di difesa e della stessa giurisdizione, in palese violazione della cornice costituzionale segnata dall’articolo 111 della Costituzione”.